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Libri: Niente caffè per Spinoza

“Credevo di poter leggere i miei libri finché non avessi avuto un filo di luce che filtrava dalle pupille, e invece a volte bisogna guardare, oltre che leggere. Sa? Non avevo considerato che la luce potesse servire ad altro”.

Elisa è una donna giovane, alla ricerca di tante cose, ma prima di tutto di una ragazza che si occupi della casa e di suo padre anziano, cieco e malato. Elisa vive in Svizzera, con un marito, più o meno, e due figlie adolescenti. Anche Maria Vittoria è alla ricerca di tante cose, per esempio di fare pulizia nella sua vita, a partire dai pesi inutili, il marito e la suocera. E per farlo ha bisogno di trovare un lavoro. Il signor Luciano, anzi il Professore, ex insegnante di filosofia, ha invece bisogno di continuare, per quanto gli rimane, a trovare le risposte giuste dai maestri del pensiero: da Epitteto, Epicuro, Aristotele, da Galilei, Hume, Spinoza, Schopenhauer, ma soprattutto dall’amato Pascal. Nasce tra i due una complicità bellissima, a tratti commuovente. Mentre Maria Vittoria, tra un caffè e una minestra, gli legge i filosofi, il Professore, che ha imparato a vedere nel buio, o forse lo sa da sempre, le insegna la cosa fondamentale: nei libri si possono trovare le idee per riordinare anche la vita. Sul palcoscenico del romanzo, scritto benissimo, ambientato tra Livorno e Pisa, ruotano altri personaggi: gli amici del Professore, ex insegnanti a loro volta, che quotidianamente vengono a prelevarlo per una passeggiata e per discutere di quanto scrivono i giornali. C’è la Vally, l’anziana cognata, c’è la vicina di casa e il medico al piano di sotto, che cerca con discrezione di occuparsi del suo corpo malandato. I segni e le ombre di quando era ancora viva la moglie. Ci sono 2 ex allievi che passano periodicamente, perché non si finisce mai di imparare. Le giornate trascorrono così, apparentemente tutte uguali, cadenzate dalle abitudini e dalle piccole manie tipiche degli anziani: ma sono giornate impreziosite dalle citazioni, che in modo discreto danno un senso al procedere del tempo. Così sino alla fine, che poi non è mai un assoluto, perché è la conoscenza che guida. E quella si impara ma soprattutto si trasmette. Il Professore l’ha fatto per tutta la vita e trova fino all’ultimo il modo di farne dono. Sia materialmente, regalando i libri: uno alla volta, per dare tempo al tempo, sia maieuticamente: anche Maria Vittoria, come Teeteto con Socrate, è travolta dalla fame di conoscenza e l’ultima sera gli confida che riprenderà a studiare. Il romanzo di Alice Cappagli, laurea in filosofia, violoncellista nell’orchestra della Scala, è semplicemente delizioso.