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Libri: Come la mappa del cielo

Rebecca e Francesco sono due ragazzi di 16 e 17 anni, che si incontrano, si annusano ed è come se si conoscessero da sempre.

Entrambi stanno cercando delle risposte, che per chiunque a quell’età rappresentano un po’ lo spartiacque della crescita, ma per loro un po’ di più: perché sono risposte senza le quali non potrebbero andare avanti.

Rebecca non ha mai saputo chi è suo padre. La vita di Francesco e della sua famiglia è ferma all’incrocio dove il fratello è morto in un incidente in moto e nel quale lui è rimasto paralizzato. “Come la mappa del cielo” non è un giallo, almeno secondo i sacri crismi. C’è però un mistero, che porterà i due ragazzi alle verità inseguite ed è il filo conduttore dell’intera vicenda: la ricerca dell’alfabeto degli antichi camuni, un codice di comunicazione in grado di creare una relazione diretta tra gli uomini, il cielo e la divinità.

Ipotesi suggestiva di un giovane archeologo scomparso nel nulla una 15ina di anni prima, mentre stava verificando sul campo le proprie teorie. E questo campo è la Valcamonica, la valle dei segni, la valle dove sono nato, che Lucio Dall’Angelo, per anni caporedattore centrale al Giornale di Brescia, (mi) restituisce in tutta la sua bellezza, facendone il palcoscenico di storia, di stelle e di roccia del suo racconto. Rebecca e Francesco provano a riannodare i fili di quelle suggestive teorie preistoriche e della loro vita partendo da una fotografia trovata ne “Il Quindo Evangelio” (la scelta del libro non è un caso) scovato nella libreria della nonna della ragazzina. Alla fine la mappa, in tutte le sue declinazioni, si completerà. La speranza, mia perlomeno, è che Rebecca e Francesco perseguano anche un altro percorso di crescita e di scoperta, a cui Dall’Angelo fa sapientemente cenno più o meno a metà del romanzo, per riprenderlo nelle ultime righe, e che li potrebbe portare in India, sulla rotta dei migranti italiani nelle miniere d’oro.