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Libri: Black Out di Gianluca Morozzi

Domenica di ferragosto, periferia di Bologna. Nell’atrio di un palazzo di 20 piani stanno per incrociare le loro vite un ragazzo di 16 anni, una giovane donna poco più che ventenne e un uomo di quasi 50.

Il 16enne sta per salire per l’ultima volta a casa sua: in stazione a Parma lo aspetta la fidanzata con la quale ha deciso di fuggire: forse a Parigi, o ad Amsterdam, comunque lontano da lì.

La donna ha appena finito il turno in un bar del centro. Non vede l’ora di togliersi la divisa volgare con cui è costretta a muoversi tra i tavoli e passare la prossima mezz’ora sotto la doccia.

L’uomo è l’unico a non vivere nel palazzo. L’appartamento che ha affittato nasconde la sua seconda vita, lontana anni luce da quella conosciuta del padre di famiglia e dell’imprenditore di successo.

In quel momento, è il primo pomeriggio, nessuno di loro sa ancora che quella torrida giornata di festa sta per diventare il loro incubo per sempre. I tre salgono in ascensore portando con sé sogni e progetti. E lì ci rimarranno per le successive 10 ore. Un tempo infinito, durante il quale nessuno si accorgerà di loro, nessuno li andrà a liberare.

Blackout è il primo dei romanzi scritti da Gianluca Morozzi. Se fosse un film (e ci hanno già pensato nel 2008, n.d.r.), prima della proiezione apparirebbe la scritta: per le immagini e i contenuti è consigliabile solo ad un pubblico adulto. Perché in 10 ore, in quei pochi metri (e non solo) accadrà l’inimmaginabile, con un crescendo emotivo che l’autore racconta con grande abilità, fino all’epilogo finale. Sul quale non mi soffermo, perché anche quello è oltre ogni ragionevolezza, e forse proprio per questo drammaticamente vicino alla realtà, tanto da fare di Blackout, mi sia concesso, un romanzo quasi sociologico, su chi siamo, cosa siamo disposti a fare per, a sopportare e, soprattutto, a non vedere. E se tutto ciò presuppone o pretende il sacrificio di qualcosa o di qualcuno, pazienza.