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Libri: La belva nel labirinto. Le indagini di Norberto Melis di Hans Tuzzi

La belva nel labirinto. Le indagini di Norberto Melis di Hans Tuzzi

Giuseppe Lombardi, detto il Pepp, da 40 anni il miglior idraulico di Lambrate, si prepara per una serata in balera, ma in mente ha un obiettivo che prescinde dal ballo.

Anche Gabriel, come fa tutte le sere, si prepara a diventare Gabriela e ad andare in balera, ma anche il suo di obiettivo prescinde dalle danze. I due si incontrano e recitano la loro parte almeno fino a un certo punto. Quando l’idraulico già pregusta una notte di follie erotiche, lei gli sfila il portafoglio e se la dà a gambe. Lui prova a inseguirla ma l’età e la forma fisica non sono dalla sua parte. Al Pepp non resta che appoggiarsi ad un’auto in sosta per riprendere fiato.

All’interno c’è il cadavere di un uomo, ucciso con 4 colpi di pistola. E accanto al cadavere, scopriranno gli uomini del vicequestore Norberto Melis, c’è una carta, un arcano dei tarocchi, contrassegnato da due M e da un’annotazione che sembra una data. Ma quello dell’uomo non è il solo cadavere nell’auto. Nel bagagliaio c’è il corpo di una ragazza, uccisa dopo essere stata seviziata. Per il vicequestore della Mobile di Milano si rivelerà un’indagine più sociale e sociologica che di polizia. Di morti ammazzati ce ne saranno altri, complessivamente cinque: un giovane studente di famiglia bene con simpatie nazifasciste, due ragazze qualunque, quelle che la cronaca definirebbe acqua e sapone, un travestito e un prete di strada. Persone agli antipodi, senza alcun legame, con esistenze lontane anni luce. Perché dunque proprio loro? Cosa le lega una all’altra? Perché un legame ci deve essere per forza. Forse mai come stavolta bisognerebbe ricordare quello che disse Simenon: il delitto non conta, conta quello che accade o è accaduto nella testa di chi lo commette. Melis impiegherà oltre 3 mesi, da inizio giugno a fine settembre ‘87, per mettere insieme i tasselli necessari a identificare i responsabili, o meglio: il contesto allucinante che ha alimentato il crimine e dove i colpevoli sono probabilmente l’ultimo dei mali.

Hans Tuzzi ha una scrittura elegante, ricercata nelle citazioni e nei riferimenti letterari anche se mai esibita. Il commissario Norberto Melis è un uomo altrettanto raffinato, di buone letture, con un alto senso etico e della giustizia, pur non dedicandosi anima e corpo alla professione. Melis non è un eroe maledetto, con una vita sfasciata: ha una compagna, Fiorenza, altrettanto colta e alla sera gli capita di frequentare gli amici. Il protagonista dei gialli di Tuzzi esce cioè dai cliché: forse non è nemmeno bello e simpatico, o perlomeno non fa nulla per esserlo. Pensa molto, si aiuta con i classici e arriva a scrivere verità mai belle e spesso scomode. La belva nel labirinto è ambientato a Milano alla fine degli anni ‘80. Ma in realtà è senza tempo, perché parla di cattiveria, di odio per la diversità, di anaffettività. Sostanzialmente della banalità del male: perché basta solo un attimo di distrazione.