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Giornata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare: intervista al Life Coach Imma Venturo

abbiamo intervistato Imma Venturo, Life Coach e autrice del libro “Saziare la bulimia” che oggi è un progetto ben più ampio.
Imma Venturo

Oggi 2 giugno 2022 si celebra la Giornata Mondiale sui Disturbi del Comportamento Alimentare (World Eating Disorders Action Day) promossa per aiutare medici, psichiatri, psicologi, nutrizionisti, ricercatori accademici, studenti ed esperti a connettersi e collaborare, tenendosi aggiornati sui recenti sviluppi nella ricerca di tali disturbi.

I DCA (disturbi del comportamento alimentare) rappresentano tra i giovani dai 12 ai 25 anni la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. L’età in cui ci si ammala è scesa e inizia a manifestarsi su bambini di 8-10 anni. In Italia ne soffrono oltre 3 milioni di persone. Il Covid ha, purtroppo, peggiorato la situazione. Per cercare di dare sollievo e speranza, per parlare di un problema diffuso ma al quale non si presta ancora abbastanza attenzione, abbiamo intervistato Imma Venturo, Life Coach e autrice del libro “Saziare la bulimia” che oggi è un progetto ben più ampio.

“Purtroppo, - dichiara Imma Venturo - ancora oggi, questa ampia classe di disturbi rappresenta un tabù. Spesso vengono visti come un semplice capriccio da parte di chi ne è affetto. Chi ne soffre viene colpevolizzato e si conoscono solo aspetti superficiali della malattia. Questo è stato in parte per me soffrirne, ingoiare le mie emozioni, sotterrare sotto chili di cibo le mie parole, le mie paure, i miei sogni e desideri. Il dottor Google fornisce innumerevoli definizioni da disturbo mentale, infatti questi disturbi sono inseriti nel DSM5. A la definizione che preferisco è quella che annovera tale problema come Fame d’amore”.

Tramite la tua testimonianza, riesci a raccontarci come ti sei accorta e risvegliata dal torpore di questa malattia?

Dopo oltre 25 anni di ‘vita non vita’ con un disturbo alimentare, durante i quali mi sono allenata a sopravvivere e non a vivere, 4 anni fa – dopo vent’anni di tentativi in parte efficaci – ho iniziato il mio personale percorso per liberarmi di questo ‘PESO’, ritrovare l’equilibrio con il corpo, il cibo, le emozioni e far fiorire la mia femminilità che avevo rinchiuso nella gabbia dei preconcetti culturali, in parte trasmessi dalla cultura del sud Italia, posto delle mie origini. Questo mi ha portato a trasferirmi al nord Italia a soli 19 anni, con tanti sogni nel cassetto, con la grinta, l’entusiasmo e la voglia di riscatto. Ma non è andata proprio come immaginavo, ho vissuto per tanto tempo in un ambiente dove regnava l’apparenza e la finzione e questo mi ha portata a cercare risposte più profonde. Ma nel 2018 la profonda ricaduta.

Da lì, ho iniziato a cercare dei metodi alternativi che mi aiutassero nella ricerca della mia trasformazione, da allora sono passati 4 anni e mezzo. Ho studiato, mi sono formata e compreso quanto è importante la crescita e l’evoluzione personale volta al benessere, altra passione che coltivavo dentro di me, ma che era condizionata dalla mia ambizione estetica.

Non trovando preconfezionato un percorso per me, me lo sono costruito. Ma non solo. Ho continuato anche a condividerlo sui canali social e sul web e tramite chiunque me ne ha dato spazio e facoltà. Contemporaneamente ho avuto il coraggio di pubblicare il mio primo libro ‘Saziare la Bulimia’ e ho scoperto che tante donne con problemi di autostima e voglia di far venir fuori la loro femminilità hanno iniziato a scrivermi chiedendomi aiuto, suggerimenti. Ho iniziato a mettere i tasselli al proprio posto e per questo sono qui, per spiegare in che modo ci sono riuscita e perché non voglio far sentire le persone che si approcciano a me e a come mi sono sentita io tante volte, sola e alla ricerca della trasformazione, brancolando nel buio.

Quanti e quali sono i DCA e da cosa sono accomunati?

Quanti e quali sono i DCA e da cosa sono accomunati?

Nel 2013 l’aggiornamento del DSM-5 ha inserito, in un unico capitolo sia i disturbi alimentari che i disturbi della nutrizione, la differenza sta nell’età in cui si presenta. Il DSM-5 unifica quindi tutti questi disturbi nel capitolo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. I disturbi presenti in questo capitolo sono:

  • picacismo
  • disturbo da ruminazione
  • disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo
  • anoressia nervosa
  • bulimia nervosa
  • binge eating desorder
  • disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

I costumi sociali moderni hanno inoltre portato a nuovi tipi di comportamento legati al cibo, come as esempio ‘l’ortoressia’ che è oggetto di studio, ma non ancora riconosciuti dalla medicina come patologia. L’obesità non è invece inclusa nel DSM-5 come disturbo mentale. L’obesità definita come ‘eccesso di grasso corporeo’ è determinata dallo sbilanciamento protratto nel tempo tra cibo assunto e calorie consumate durante il giorno. Questa la definizione secondo il Wikipedia, invece la mia definizione passa attraverso la consapevolezza di dover convivere giorno dopo giorno con una voce nella testa che induce all’autodistruzione.

I disturbi del comportamento alimentari sono accomunati da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo, dalla negazione del problema e dal basso il livello di autostima. Tutto ciò porta a catena, una serie di comportamenti che creano un circolo vizioso, una gabbia in cui ci si sente soli ed incompresi.

Si esce dalla gabbia di un DCA? Secondo la tua esperienza, sapresti indicare una via?

Si esce dalla gabbia di un DCA? Secondo la tua esperienza, sapresti indicare una via?

Bisogna darsi da fare. Iniziare un percorso di aiuto nella gestione della parte alimentare e della problematica sottostante per riconciliarsi con il proprio equilibrio interiore è un grande passo in avanti. Spesso le persone che soffrono di Disturbo del comportamento alimentare provano per molto tempo a superare i loro ostacoli utilizzando le informazioni che si trovano sui vari siti web non a loro vantaggio, ma a loro danno. Decidere di volersi bene è un atto di coraggio grande. Se non si decide di volersi bene, non si può uscire dal tunnel.

Non abbiate paura di iniziare!

Quando conoscerete il terapeuta non siate generici nel vostro racconto, se fornite tanti dettagli potrete essere di grande aiuto al professionista per inquadrare tutta la situazione. Cominciate dal momento in cui qualcosa non è andato, ripercorrete nella mente ciò che vi ha turbato, fate uscire i vostri sentimenti, le vostre emozioni, e vedrete come inizierete già immediatamente a fare i primi collegamenti tra azioni, pensieri ed emozioni. Il professionista è lì per aiutarvi e non per giudicarvi.  La nostra ‘ruota del cambiamento’ inizia quando ci accorgiamo di avere un problema. Agire significa cominciare a cercare una soluzione al nostro problema, qualcuno che possa guidarci e sostenerci nella gestione e nella comprensione di ciò che non va, qualcuno che possa supportarci nei nostri momenti difficili. Ognuno di noi subisce fluttuazioni in ciò che pensa e prova e anche la nostra motivazione al cambiamento può modificarsi, non dobbiamo spaventarci ma valutare con il terapeuta le fasi in cui ci si trova per far sì che ci possa accompagnare in tutti i momenti, senza andare incontro a delusioni o fallimenti.

Per quanto riguarda me e le donne che seguono il mio percorso, la psicoterapia da sola abbinata ad un approccio nutrizionale non è bastato. Ho brancolato nel buio alla ricerca della trasformazione, fin quando non ho iniziato dei percorsi alternativi, ed eccomi qui a raccontarlo.

‘Saziare la bulimia’ è un progetto che ormai ha spiccato al volo, come sta andando e quali obiettivi futuri hai già prefissato?

Da questa mia lunga esperienza nei DCA sono riuscita a comprendere cosa voglio fare nella vita e cosa voglio diventare. Voglio poter dare il mio contributo ed aiutare tutte quelle persone che vivono questo inferno. Voglio diventare un punto di riferimento per quanto riguarda i DCA, entrare in collaborazione con i centri di cura dei disturbi alimentari e portare il mio percorso, la mia esperienza di vita vissuta e di successo, più le esperienze/ Testimonianze delle donne che hanno già seguito il percorso. e contribuire attraverso la ricerca scientifica in questo campo.

In atto ci sono due percorsi: Saziare la Bulimia Pro- life, Felicemente IM – Perfetta (Percorso sull’autostima)

Entrambi sono interattivi e durano dieci mesi. In prossima uscita un prodotto gratuito, un mini-video corso ed un video corso, prodotti ad un prezzo accessibile per tutte le persone che hanno difficoltà economiche. Sono tante le persone che mi scrivono e ceco di parlare con tutte, però ho un metro di misura, che non si può aiutare chi non vuole essere aiutato, gli si reca solo un danno. Faccio sempre una telefonata prima di far entrare le persone nel gruppo, per comprendere se sono la persona giusta, se loro sono le persone giuste per me. Con i DCA bisogna andare cauti e io posso aiutare solo chi ha la consapevolezza e ha già fatto altri percorsi e ha bisogno di fare l’ultimo salto per riprendere in mano le redini della propria vita, per tutto il resto è necessaria l’azione di medici professionisti specializzati in questo settore.

Qual è il messaggio che vuoi lanciare in occasione del 2 giugno, giornata dedicata?

Se bastasse una giornata come questa per parlare del dolore profondo che questi sintomi provocano nella propria vita. Un DCA si prende tutta la tua vita e se la porta via un pezzetto ogni giorno di più. Conosco questo dolore. Io vorrei dire a chi ha il sospetto o la consapevolezza di soffrirne, di chiedere aiuto. Ma il messaggio più importante vorrei rivolgerlo ai medici dei Centri DCA. Da me arrivano donne che sono state anche ricoverate e non hanno risolto, man mano inesorabilmente accade qualcosa che ti fa ripiombare nel baratro e ho compreso in questi 4 anni perché: è necessaria un’interazione continua e costante con chi ne ha già sofferto che – da paziente come me –può dare un parere davvero importante nella gestione. Il paziente ‘accanto’ può rappresentare la svolta. Io sono disposta a collaborare con i medici, anche se non appartengono a un albo, la mia esperienza può essere utile a tutti. Parlarne con gli esperti potrebbe significare, ad esempio, integrare i miei percorsi all’interno di un centro per la cura dei DCA, in modo da creare una multidisciplinarietà totale.