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Breve storia di un busto che diventò leggenda…tutta colpa di quel bottone slacciato sulla tonaca del Cardinal Borghese

Breve storia di un busto che diventò leggenda…tutta colpa di quel bottone slacciato sulla tonaca del Cardinal Borghese

Ci vollero quindici notti per scolpirlo, il busto del Cardinale Scipione Borghese. Quindici notti per concludere il ritratto di uno degli uomini più potenti di Roma (e del suo tempo); fu commissionato a Gian Lorenzo Bernini per celebrare il mecenate e il protettore delle arti. Il suo scalpello consegnò però all’eternità non solo la grandezza e la magnificenza del Cardinale ma la sua immensa intelligente simpatia.

Empatico, curioso, dotato di un occhio e di un gusto impeccabile, il Cardinale Scipione Caffarelli Borghese, era figlio del nobile e spiantato Francesco Caffarelli e di Ortensia Borghese, sorella del pontefice Paolo V. Dello zio papa fu braccio destro, ma fu anche un insaziabile collezionista, dal gusto impeccabile per l’arte e con interessi immensi, si dice che spaziassero dalla musica alla botanica alla politica. Ma furono amici Scipione e Bernini, che per lui lavorò lunghi anni. A raccontare della loro reciproca stima, è proprio un busto (e la sua stotia), che condensa magistralmente il loro forte legame, fatto di burle e di bottoni (slacciati).

Bernini è un artista leggendario; fu però un ritrattista fenomenale, che non si accontentò mai di rappresentare il sembiante del committente, volle semmai coglierne l’indole e l’anima, infondendo vita alla pietra: la lavorazione del marmo di Bernini è così sensibile, che riesce a conferire alla pietra effetti tattili, a trasformarla in pelle cadente o seta, o barba mal rasata; riesce addirittura a suggerire persino il colore dell’incarnato.

Il Busto di Scipione è considerato dalla critica proprio tra i vertici della ritrattistica berniniana, ne sa cogliere persino il movimento e le note caratteriali, e ne immagini persino il colore rubizzo delle gote.

Bernini, in questo busto ritrasse l’amico Scipione, proprio nel momento in cui sta per parlare: ha le labbra appena schiuse, gli angoli ancora incollati, il suono sta per uscire dalla bocca. Ci viene “fotografato” come davvero era: gioviale, istrionico, coi tratti marcati. Mentre sta seguendo con foga il suo pensiero, tanto che i bottoni della tonaca si stanno allentando. Sta elucubrando, divertito. Gli parlano gli occhi e ci conquista con la sua sanguigna umanità, proprio in quell’attimo di sospensione mentre gira lievemente testa e occhi.

Del potente Cardinale non ne volle scolpire un’icona, Bernini. Lo ritrasse semmai in tutta la sua meravigliosa umanità e intelligenza, con tanto di pappagorgia (che di lui ci rivela anche il suo amore per la buona tavola), e con l’abito cardinalizio piuttosto disordinato e spiegazzato, dove un bottone sta uscendo dalla sua asola (che rappresenta quasi una firma dello stile di Bernini stesso).

Anche il blocco di marmo, così come il suo soggetto, visse una storia di normale imperfezione. Un “pelo” nel blocco di marmo si aprì fino a spaccare la scultura tutto intorno alla testa. Bernini riparò il danno con un tassello, inserendo un perno nascosto all’interno. Ma la frattura, comunque visibile, rese imperfetta la scultura originaria.

Bernini decise allora di scolpir un nuovo busto e in tempi rapidissimi; lo creò identico al primo e lo donò al suo amico Cardinale.

Sono quindi due i busti del Cardinale Scipione, uno è perfetto, l’altro è il suo (im)perfetto alter ego. Secondo il figlio Domenico, Bernini, lo riscolpì in tre giorni, per il suo biografo Baldinucci ciò avvenne “nel corso di quindici notti”. Fu in ogni caso un’impresa, che testimonia una volta di più la disinvoltura di Bernini nel maneggiare il marmo. Le due versioni del cardinale Scipione, a prima vista sono identiche. Si guardano e si osservano.

Ora sono insieme e a confronto nella Sala XIV della Galleria Borghese, chiacchierandosela amabilmente tra loro. E’ questa la magia di questa storia, che il dialogo tra un busto e il suo doppio, non si sia ancora esaurito. Come non si esaurisce nei secoli la storia una bella amicizia, quella tra il Cardinale Scipione Borghese e l’artista Bernini. Certe emozioni sono …for ever