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Quando l’Annunciazione è come un vento di tempesta che ti lascia senza parole

Quando l’Annunciazione è come un vento di tempesta che ti lascia senza parole
Giusto di Ravensburg, Annunciazione, 1451

L’ha colta all’improvviso, come quando un colpo di vento entra con violenza in una stanza, buttando in terra tutto quello che trova sulla sua traiettoria. Il “vento” della sacra Annunciazione che scombina e scompagina la Storia è entrato nella stanza di Maria Vergine senza essere preannunciato, con un’aria di burrasca che entra dalle trifore della sua bellissima stanza.

È un vento irruento, che smuove tutto e fa sbattere le ante degli stipi, fa cadere i libri delle Antiche Scritture ordinatamente riposti nei loro spazi. L’atmosfera intima e soffusa dell’interno domestico di un ricco palazzo genovese, è stato stravolto da qualcosa di tempestoso e inspiegabile. Ma poi, subito dopo, all’improvviso cessa; gli subentra un silenzio che immobilizza l’aria.

Maria, avvolta in un ricco manto turchese è spaventata: nella stanza è appena entrato qualcuno senza esserle stato preannunciato. Capisce che non può difendersi da lui. Ha il cuore in gola e strizza gli occhi dalla paura. E’ buono il messaggero che le si inginocchia davanti. Non le farà del male: le sta portando un messaggio. L’Arcangelo Gabriele, anch’egli riccamente abbigliato, porge alla Vergine l’annuncio della futura maternità: “Ave, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui”. Recita l’annuncio con parole dorate, che fluttuano nell’aria, come in un fumetto.

L’Angelo sta annunciando alla Vergine ciò che è volere di Dio e che accadrà.

Il pittore, abilmente, ci lascia intravedere il futuro e la storia del Nuovo Testamento all’interno della scena. Dipinge i fatti salienti della storia usando come escamotage le aperture delle finestre della stanza di Maria, in cui inserisce in uno sfondo elegante le scene (avrebbe fatto così un moderno video maker) dell’incontro di Maria con Elisabetta, il viaggio verso la salvezza e il parto in una capanna di pastori. Mentre tutto ciò accade, dall’alto, Dio Padre vigila: avvolto in due cori di angeli, blu e rossi, con la sua luce irradia la Madonna, fecondandola.

La storia dell’Annunciazione raccontata dal pittore Giusto da Ravensburg avviene contemporaneamente all’Incarnazione. Inizia così, con una licenza poetica, frutto di una cultura religiosa più libera e tollerante, tipica dell’Europa del Nord, quest’interpretazione delle Sacre Scritture.

Questa Annunciazione è una delle opere più interessanti del gotico internazionale. È la sola opera attribuibile con certezza al pittore Jos Amman, nativo di Zella, vicino a Ravensburg, località presso il lago di Costanza. É il pittore stesso a fornirci queste informazioni: lo scrive su un finto cartiglio che dipinge in primo piano sullo stipite della finestra sulla sinistra della scena: “Justis de Alla Magna pinxit 1451 CRDZ”, sciolto dagli studiosi come “Civis Ravensburgensis de Zella”.

Quest’opera è un affresco magnifico, collocato al primo piano del secondo chiostro del convento domenicano di Santa Maria di Castello a Genova. È posta al centro del braccio adiacente la fiancata della chiesa, è corredata da cinque voltine a crociera decorate con medaglioni contenenti Profeti e Sibille.

Questa scena è una tra le più belle annunciazioni della storia. Il suo fascino sta anche nella capacità di farci immergere nella vita di un’abitazione del passato, corredata di minuti e preziosi dettagli di vita (di derivazione fiamminga): un vaso di maiolica decorato a motivi turchesi che contiene un flessuoso giglio bianco, una collana arricchita da un pietra turchese incastonata, una scatola lasciata distrattamente aperta con i rocchetti di filo per il ricamo, un telo di macramè bianco e turchese, il grande scrittoio in legno finemente decorato, un bacile pieno per metà d’acqua in cui si specchia un pettirosso, una brocca appesa a un gancio e, sopra di essa, un ripiano coperto di oggetti tra cui un candelabro con tanto di mozzicone di candela.

Bellissima la figura affusolata della Vergine con le lunghe mani incrociate sul petto; la sua elegante dolcezza e ritrosia dell’atteggiamenti lascia senza parole. Ci parla ancora. Soprattutto ci affascina. Come un tesoro.