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Libro della settimana: Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Libro della settimana: Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Vuoi passare le notti da me? Addie è vedova da tanto, così come Louis a cui rivolge la domanda, in un giorno qualsiasi, suonando alla porta di casa. Entrambi hanno passato i 70, abitano ad un isolato di distanza, lei conosceva la moglie di lui, ma non si erano mai veramente frequentati, tantomeno dopo la perdita dei coniugi. Quella di Addie non è una richiesta erotica, ma di compagnia, la condivisione del momento più difficile quando si è soli, al buio, con i propri pensieri: qualcuno che riempia con la voce il tempo sospeso prima del sonno.

Inizia così, con uno degli incipit più belli, una storia d’amore delicata e struggente, che da racconto di sé e del proprio passato, sussurrato all’altro nella notte, si allarga ad abbracciare altre solitudini, a lenire altri dolori: della signora Ruth, soprattutto di Jamie, il nipotino di Addie.

Kent Haruf scrive una storia meravigliosa, struggente, poetica. Apparentemente in Le nostre anime di notte non succede niente, ma quel niente che scorre è raccontato con tale grazia che non ci si riesce a staccare dalla lettura. I dolori di una vita e la solitudine della vecchiaia sono addolciti dalle parole che scandiscono il passaggio delle notti, che diventano poi giorni, le passeggiate, la quotidianità, un bambino da accudire non si sa per quanto.

Addie e Louis si concedono di scrivere l’ultimo tratto del loro cammino perché rimangono in contatto con i propri desideri, nonostante il conformismo, la meschinità della gente. Non hanno però fatto i conti con la cattiveria dei figli, di chi ha paura dei sentimenti, non li sa gestire o non ne conosce la bellezza. La loro storia è stata come una diga di cartone là dove scorre il fiume. Ha solo rallentato il flusso per un poco, poi l’acqua ha trovato il suo passaggio.