fbpx

Pink Society

lo sguardo rosa sulla società

Protagoniste: incontro con Sofia Coppola per Priscilla

Protagonista: incontro con Sofia Coppola per Priscilla

Tra i ricordi più vivi che ogni giornalista cinematografico ha dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso settembre, c’è il volto commosso di Priscilla Presley, storica compagna del re del rock, Elvis, e grande amore della sua vita, alla presentazione, in concorso, del film sulla sua vita, Priscilla, diretto da Sofia Coppola.

Tratto dal bestseller scritto dalla “regina” stessa nel 1985, Elvis e io, il nono film della regista di Marie Antoinette, Il giardino delle vergini suicide e Lost in translation (per nominarne solo tre) scopre, grazie al punto di vista di Priscilla, il lato nascosto di un grande mito americano e di una coppia che, finchè è stata insieme, è stata considerata American Royalty, come una famiglia reale americana.

Sofia Coppola narra la storia di Priscilla, nel lungo corteggiamento e storia d’amore con Elvis come un racconto di formazione, un coming-of-age su di una giovane donna in cerca del proprio posto nel mondo. Si immerge in una fiaba Priscilla, persa d’amore per quest’uomo tanto più grande di lei e già divo e nonostante un sentimento corrisposto, trova se stessa solo nella fine di questo legame.

Nel film Priscilla è interpretata dalla giovane attrice Cailee Spaeny mentre Elvis ha il volto di Jacob Elordi che, dopo la serie Euphoria e la trilogia teen The Kissing Booth, è ormai entrato nell’olimpo di Hollywood grazie al controverso Saltburn diretto da Emerald Fennell.

In occasione dell’uscita in sala del film, distribuito da Vision Distribution, dal 27 marzo, Sofia Coppola ha incontrato la stampa cinematografica in una piccola tavola rotonda su Zoom per rispondere a dubbi, domande e curiosità sul film. Noi di Pink Society c’eravamo:

Cosa l’ha colpita di questa storia da farle decidere di realizzarne un film?

Quello che mi ha affascinato è stato il suo libro, lei è davvero un’icona della cultura americana però sappiamo così poco di lei. Quello è invece un resoconto molto personale, privato e dettagliato di quegli anni cruciali della sua crescita come donna, così insoliti rispetto a tante altre donne.

Mi interessa molto andare a vedere quello che è stato il ruolo delle donne nelle generazioni passate, in particolare la generazione di mia madre. Le cose sono cambiate oggi, naturalmente, ma credo che ciascuno di noi possa sempre imparare dall’esperienza delle donne.

Quanto è moderna Priscilla oggi e quanto rispecchia le donne di oggi che lottano per una propria emancipazione, una propria indipendenza ?

Quello che mi ha colpito lavorando a questo film è constatare la forza che lei ha avuto, se si pensa a quegli anni, al fatto che lei non avesse un reddito proprio e fosse completamente dipendente dal marito. Nonostante questo ha trovato la forza e l’energia di riscattarsi e di andare per la sua strada. Trovo che le storie di donne che riescono a conquistare la propria indipendenza siano sempre una grande fonte di ispirazione. Sicuramente ancora oggi esistono situazioni di donne che si lasciano sedurre da determinati uomini e poi si trovano in una relazione che si rendono conto non essere particolarmente sana. C’è più consapevolezza oggigiorno ma è vero anche che in alcuni casi le donne tendono a compiacere l’uomo in una prima fase per poi rendersi conto che non è la persona giusta per loro.

Quanto anche lei lotta per la sua indipendenza nel mestiere che fa?

Tutta la mia carriera è costellata di sfide per riuscire a compiere le scelte e realizzare le storie che ho desiderato raccontare.

Elvis è stato un’icona e lei ne mostra gli aspetti, anche negativi, che non molti di noi conoscevano? Ha avuto paura di una brutta reazione da parte di fan e sostenitori in relazione a questo aspetto?

Mi sono concentrata sul racconto della storia di Priscilla, non mi sono preoccupata molto di quello che potesse essere la reazione dei fan. Ci sono state tante storie che lo hanno riguardato e secondo me i fan di Elvis non sono andati neanche a vederlo il mio film o, quantomeno, non gli hanno prestato particolare attenzione. Sappiamo che la fondazione di Elvis non è stata particolarmente contenta del film e non lo ha sostenuto però è stata una mia scelta quella di raccontare questo punto di vista, offrendo una prospettiva diversa rispetto ad altre che sono già conosciute.

Lo stile del film sembra molto ricalcato su di una fiaba dai toni molto scuri. Che ci può dire su queste scelte tra le più “ombrose” della sua filmografia?

Sicuramente l’aspetto della fiaba è stato molto presente anche perché per lei è stato all’inizio come vivere in una fiaba. Ha immaginato di diventare la principessa di Graceland e poi la fiaba si è dissolta strada facendo e lei si è resa conto che la realtà era molto diversa. Riguardo ai toni così cupi sul piano visivo, da un lato c’è l’aspetto tematico che richiama a questa oscurità e poi ci sono anche situazioni in cui dormono in pieno giorno e quindi con le tende tirate. Volevo dare anche una sorta di senso claustrofobico, quasi da uomo delle caverne.

Com’è riuscita a non rinunciare alla sua libertà creativa pur rimanendo fedele alle parole e il racconto di Priscilla Presley?

Sicuramente è una sfida quando si adatta l’autobiografia di una persona vivente: si ha il desiderio di essere fedeli alla verità che questa persona descrive nelle sue memorie ma al tempo stesso bisogna riuscire a far emergere il proprio lato creativo. Quello che ho fatto è stato seguire e attenermi alla sua storia così com’è raccontata nella sua autobiografia mantenendo il suo punto di vista, senza giudicarlo. Tutto questo naturalmente è filtrato attraverso la mia angolazione e la mia prospettiva. Priscilla è stato molto contenta del risultato.

Come è stato il rapporto con Priscilla Presley e cosa ha capito della Priscilla di ieri parlando con lei?

Ho trovato che fosse molto facile per me identificarmi con lei e penso che questo mi accomuni a tante altre donne perché parliamo di Priscilla come di una donna estremamente sensibile che ha mostrato di avere una forza interiore veramente grande. Nel tentativo di trovare la propria identità e la propria strada ha fatto un percorso non così facile soprattutto per l’epoca. Credo che questo sia molto importante per tanti giovani anche oggi, il fatto di trovare la propria identità a prescindere dai rapporti e dalle relazioni che possano avere. Mi auguro che questo permetta loro di identificarsi con lei.