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Libri: Ricordati di Bach di Alice Cappagli

Di Alice Cappagli ho già parlato. Niente caffè per Spinoza, il suo esordio letterario, è stata per me una lettura deliziosa.

Questo Ricordati di Bach è la sua storia, che Cappagli non racconta in prima persona ma attraverso la voce di Cecilia, una bambina come tante, figlia unica di famiglia borghese, che con caparbietà spariglia le carte del suo futuro già programmato. Cecilia ha 8 anni quando rimane vittima di un incidente stradale dal quale la madre esce illesa mentre lei subisce un lesione permanente del nervo della mano sinistra.

È in quel momento che decide che da grande suonerà il violoncello, strumento che scopre occultato nella camera del nonno, sul cui passato da musicista, come su quello di altri componenti della famiglia, emigrati all’estero, rimarrà un velo di imbarazzato mistero. Cecilia lotterà per anni con due fantasmi, almeno apparentemente: l’ostracismo dei genitori per quella che sarà la sua scelta definitiva di vita, e la malformazione alla mano. Il suo percorso non sarà semplice, nonostante l’incontro fortunato con un maestro geniale, carismatico e tanto spregiudicato da scommettere (il verbo non ha solo una valenza figurativa) su quella ragazzina che probabilmente nessun altro avrebbe preso in Conservatorio. A 19 anni Cecilia/Alice inizierà addirittura a partecipare e a vincere concorsi, compreso quello alla Scala, dove suonerà per i successivi 37, fino ad oggi.

Ricordati di Bach è un sorso di acqua fresca, una storia bella, priva di retorica ed eroismi, che si legge con piacere magari sotto l’ombrellone.