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Libri: Le Leggende del Tennis di Angelo Mangiante

Per un appassionato come il sottoscritto leggere “Le leggende del tennis” è come per un bambino andare alle giostre, mangiare un vasetto di nutella e poi lascio a voi proseguire aggiungendo la cosa che più vi piace.

Ventiquattro storie, di altrettanti campioni, uomini e donne, ognuno dei quali ha rappresentato il punto più bello, il game set match di un’epoca, e non solamente in campo. Nulla da dire sulle scelte di Angelo Mangiante.

Cito solo alcuni nomi a memoria, a partire da Lever e Pietrangeli, gli unici che non ho visto giocare, quindi Panatta, Connors, Borg, Lendl, McEnroe, Becker, Edberg, Federer, Nadal, Djokovic, Navratilova, Evert, Seles, le nostre Schiavone e Pennetta, le sorelle Williams. Di tutti l’autore traccia il profilo, condito da aneddoti che ne svelano il lato umano, grazie alla conoscenza personale. Ma li racconta anche tecnicamente, nelle tappe della loro crescita sportiva – alcuni predestinati, nati con l’imprinting del campione, altri fatti maturare da allenatori illuminati – grazie in questo caso alle proprie competenze. Perché Angelo Mangiante non solo ha giocato a tennis ed è entrato nella classificato ATP sia in singolare che in doppio, ma l’ha insegnato sul campo e da anni è uno dei migliori telecronisti.

Non c’è niente da fare, si vede, si percepisce nella lettura, avvincente come un romanzo, la competenza di chi ha vissuto quello che racconta e sa di cosa parla. Dovrebbe essere sempre così, ma questa è un’opinione personale. La cosa bella è proprio la passione che emerge dalla narrazione, una narrazione priva di prosopopea: solo pura condivisione di bellezza. Mangiante lascia il palcoscenico di volta in volta a questi giocatori immensi, disegnando di ognuno un ritratto unico. Se però posso permettermi, qualcuno è un po’ più unico degli altri. Stefan Edberg e Roger Federer, figli legittimi del Dio del tennis, hanno riempito di meraviglia anche gli occhi di Angelo Mangiante. I miei sicuramente.