fbpx

Pink Society

lo sguardo rosa sulla società

Protagoniste: intervista a Francesca Alotta

Grazie al mio lavoro mi capita spesso di incontrare personaggi in vista, soprattutto del mondo dello spettacolo. Quella naturale reazione di sorpresa, quello stupore  misto a meraviglia nel tempo si è affievolito, almeno ora  evito di chiedere autografi  e importunare gli artisti con aneddoti su dove e quando ho apprezzato le loro performance.

Tuttavia essendo una “ creatrice di storie “ in prevalenza al femminile, sovente sono incuriosita dai racconti delle vite di donne che sono, sono state o saranno famose.

Ecco quindi che spesso mi ritrovo seduta al tavolino di un bar  a conversare con donne  che hanno davvero molto da raccontare,  a nutrirmi di emozioni, speranze, sogni e delusioni che hanno costellato il loro percorso.

Ieri sera al tavolo di un famoso caffè in zona Prati ho incontrato Francesca Alotta, si perché mica le scelgo a caso le persone con cui dividere un caffè, in lei, nel suo sguardo, ho scoperto da subito un mondo di emozioni da rubare.

Avrebbe dovuto essere un’intervista in piena regola, ma proprio come piace a me è diventato da subito un flusso sincero e spontaneo di parole intime. Sembra raggiante nel suo aspetto strepitoso, circondata da colori e fragranza mediterranee, ma ha negli occhi il suo bagaglio di donna che ha conosciuto gioie e dolori importanti.

Mi racconta subito della sua terra di origine, mi parla della Sicilia, di Palermo, di quanto nascere e crescere al sud ci renda donne esposte alle tempeste della vita, in quanto allevate a valori tradizionali imprescindibili, come l’amore, la casa, la famiglia, i figli, il tutto condito con un romanticismo che troppo spesso cozza con la realtà.

So bene di cosa parla, ma non ce ne lamentiamo, ci abbiamo creduto e nonostante tutto continuiamo a crederci. A proposito di amore, che bene o male finisce per essere spesso il filo conduttore delle chiacchiere tra donne, la prima passione di cui Francesca sente l’esigenza di raccontarmi è quella per la musica, il primo amore, quello trasmesso nel suo dna come i capelli corvini, l’amore per la musica. Una famiglia di musicisti, suo nonno, suo padre e poi lei con una voce che non lascia dubbi sulle scelte da fare. A 9 anni è già al conservatorio.

Suo padre è poco a casa, in giro per le tournee, per i festival, ma vuole seguire le sue figlie e rallenta, fa delle scelte che forse gli negheranno il grande successo che merita. Prosegue tuttavia a vivere di musica è un tenore, si dedica all’operetta mentre il futuro di Francesca si costruisce. La sua musica il suo timbro, il suo stile risentono fortemente della sua anima mediterranea, titolo di uno dei suoi ultimi album. La musica siciliana e napoletana, tanta ricerca, tanto studio, tanto lavoro la rendono l’artista che è stata e che è.

Il successo è dietro l’angolo anche se ci vuole tanto carattere, tanta forza interiore.

Arriva il cantagiro, in viaggio con lei personaggi di calibro interessante, il suo amico per sempre Franco Fasano, il suo futuro compagno di successo Alenadro Baldi  e la grande Mimì. Francesca mi parla subito di lei, una presenza costante e importante nella sua carriera e nella sua vita.  Proprio dei tempi del Cantagiro, parliamo di quello del 92 è un aneddoto che Francesca mi racconta. –Francesca ha un malessere, non si sente bene, teme di non riuscire ad esibirsi, Mimì attraversa 150 metri di campo di calcio pieno di fango per andare a sostenerla e incoraggiarla.-

Il ’92 è l’anno magico di Francesca, sale sul palco di Sanremo accanto ad Aleandro Baldi, un ragazzo non vedente. Nella casa discografica a parte il direttore Mario Ragni, non ci crede nessuno a questa candidatura, Francesca non ha nessuno a sostenerla, nessun progetto, non sa cosa indossare, non ha un truccatore. Ma in una stanza d’albergo, seguito minuto per minuto da un tv siciliana c’è suo padre in straziante trepidazione.  Nonostante l’alone di negatività creato dalla casa discografica attorno alla canzone Francesca e Alendro ci credono e ci mettono l’anima. La canzone arriva dritta come un proiettile nel cuore della gente. E’proprio il suo contenuto questo amore pieno di dubbi e di paura, quella paura di non poter essere amati per quello che si è a farla sentire così vicina alle persone. La musica è coinvolgente, i due cantanti strepitosi e davanti al papà che dal quarto posto in su è ormai fuori controllo, arriva la vittoria, insperata, travolgente.  A casa Alotta l’emozione è alle stelle, suo papà le regala un bracciale con incisa una frase all’interno: –grazie per le emozioni che ci regali-. Chissà quanto di quello a cui lui ha rinunciato c’è in quelle poche parole si domanda Francesca.

Ma tu, tu in quel momento cosa hai sentito, cosa hai provato chiedo io a questo punto ad una Francesca commossa. – Ero molto felice mi dice lei, soddisfatta, ma non diversa, il successo non mi ha minimamente cambiata-  e questo posso confermarlo anche io che la conosco da un po’.- A cambiare è stata la gente intorno a me, improvvisamente erano tutti miei amici, parenti  o ex  fidanzati.  Io ero contenta perché per me la vita è musica e la musica è la mia vita. –

Il successo comunque è arrivato, come un lampo, ha acceso la sua luce su Francesca e l’anno dopo un altro Sanremo , anche lì la casa discografica la vedeva perdente, dietro a personalità come Milva e Peppino Di Capri, invece loro vengono eliminati e Francesca va verso la finale, arriva decima con alle spalle nomi importanti . Ma non basta, la sua canzone: “Un anno di noi” ,  prende letteralmente il volo verso il Giappone,  il sud America e il successo continua. – Si il successo continua, ma anche la vita e porta con sé tutto quello che capita. – Mi dice Francesca a confermare che il successo non è per forza garanzia di felicità.- L’amore, quello che abbiamo imparato a sognare, quello di” non amarmi”, non sempre, e io aggiungo quasi mai, dura per sempre, capita che ci porti  in alto e poi ci precipiti, magari in un letto di ospedale, sola, a fare i conti con il sogno di un figlio che si è spento prima ancora di prendere forma.

A questo punto sono io ad asciugare una lacrima, io che vedo nella maternità la gioia più intesa nella vita di una donna, capisco che frattura questo può aprire nell’animo di una donna. Tutto si oscura, anche l’energia per combattere in un mondo in cui il successo chiede impegno, forza e tanto coraggio.

– Non è il successo ad avermi abbandonato ad un certo punto della mia vita, sono stata io a non avere più la forza per inseguirlo, sono stati anni complicati, l’amore mi ha dato nuove delusioni e poi è arrivato il nemico, il cancro. Si è portato via i sogni di una famiglia, dei figli, ma mi ha dato qualcosa in cambio: la capacità di trovare in me nuove risorse. Mi ha insegnato che non ci si può fermare, non si può rinunciare alle passioni e che non si può smettere di coltivare i propri sogni e lottare perché si realizzino.- mi dice d’un fiato Francesca.

A questo punto mi sento coinvolta da questa ventata di energia, di entusiasmo e le chiedo di oggi, di che donna è diventata e verso quali obiettivi veicola le sue energia. Francesca mi racconta di Tale e Quale, della sfida di cantare Mimì, della paura di confrontarsi, della gioia di poter esternare la sua nascosta passione per la recitazione interpretando un personaggio, entrando dentro di lei.

– Mimì, mi dice Francesca, è una presenza costante e positiva nella mia vita, da quel lontano Cantagiro alla splendida esibizione di Tale e Quale, al contrario delle lingue malefiche, posso dire che Mimì è stato il mio portafortuna.-

Penso alla cattiveria che ha devastato Mia Martini, all’odio che adesso circola sui social e mi domando come possa esistere, ce lo domandiamo entrambe, forse perché siamo fortunate e non conosciamo certi sentimenti.

“2 Pezzi da Novanta 2” con Francesca Alotta e Franco Fasano di scena al Teatro degli Eroi. Appuntamento sabato 2 aprile alle ore 21 e domenica 3 aprile alle ore 17 (via G. Savonarola 36m – Roma)

Il caffè si è freddato, ma Francesca ha ancora qualcosa da dirmi: –  Siamo ai blocchi di partenza per una nuova avventura, un nuovo progetto, uno spettacolo insieme al suo amico di sempre, Franco Fasano, un‘idea nata canticchiando davanti al camino. Franco Fasano è il direttore artistico del Premio Mia Martini,  dopo la mia esibizione a Tale e Quale mi offre una menzione d’onore  ed ecco che torna Mimì nella mia vita. Vi aspetto il 2 e 3 aprile al Teatro degli Eroi a Roma con:  “2 Pezzi da novanta 2″!

Ci sarò anch’io , in prima fila a godermi la musica di Francesca e Franco, ma la cosa è meno rilevante.