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Dipendenza da oppiacei: cosa spaventa della serie “PainKiller”e quali sono i rischi per la realtà italiana

PainKiller
Photo courtesy of Netflix

In occasione del Congresso Nazionale FederDolore-SICD, si riaccendono i riflettori sugli abusi di oppiacei e sull’azienda americana protagonisti della serie tv in onda in queste settimane.
L’esperto del dolore cronico chiarisce e spiega le preoccupazioni che ne derivano e come intervenire

Recentemente  la nuova serie televisiva basata su fatti realmente accaduti dal titolo ‘PainKiller’, ha messo in risalto il problema della dipendenza da oppiacei negli Stati Uniti. Numerose le reazioni sull’argomento che preoccupano il nostro Paese.

In occasione dell’apertura del Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (Società Italiana dei clinici del Dolore), Giuliano DE CAROLIS, Past President di FederDolore SICD,  fotografa la situazione italiana e spiega come sia possibile superare alcune criticità legate al dolore cronico.

Congresso Nazionale FederDolore-SICD

Qual è oggi la situazione in Italia riguardo questo rischio di abuso di oppiacei?

“In Italia non esiste il problema della dipendenza da oppiacei come è invece successo negli Stati Uniti alla fine degli anni ’90 e come è ben descritto dalla serie televisiva di Netflix. A causa dell’uso sregolato e talvolta illecito dell’ossicodone prescritto con estrema facilità dai medici americani si stima che siano morte circa 300 mila persone negli ultimi 20 anni negli USA.  Per fortuna oggi il governo americano è riuscito a frenare l’abuso di ossicodone nel paese. In Italia la situazione è assolutamente diversa e anzi, il corretto uso di farmaci oppiacei per il trattamento del dolore cronico non sembra adeguatamente diffuso considerando che sono 14 milioni gli italiani che soffrono di dolore cronico e che molti di questi (circa 4 milioni) soffrono di un dolore non adeguatamente trattato”

Qual è il grado di informazione degli italiani nei confronti della lotta al dolore cronico?

“In Italia il diritto al trattamento del dolore cronico è sancito dalla legge 38 del 2010. Purtroppo però, a 13 anni dalla sua approvazione, questa legge manca ancora di una sua completa attuazione e di un pieno riconoscimento su tutto il territorio nazionale. Una recente indagine  di Cittadinanzattiva ha rilevato che sette cittadini su dieci non conoscono questa legge e tutti i diritti che essa sancisce. Sempre secondo questa indagine il 40% degli intervistati non sa che i farmaci oppiacei sono sicuri ed altamente efficaci nel dolore cronico”.

Cosa bisognerebbe fare per superare queste criticità e per garantire in modo adeguato i diritti del cittadino riguardo l’accesso alle cure per il dolore cronico?

“Sicuramente il punto di partenza è la promozione di campagne di informazione sulla legge 38 rivolte sia agli operatori sanitari che ai cittadini.  Una recente indagine (Survey Dimensione Sollievo) ha rilevato che oltre il 55% degli intervistati, pur sapendo dell’esistenza di centri specializzati per la terapia del dolore, non si è rivolto a loro per una presa in carico del problema. Inoltre emerge anche che il 41% dei pazienti soffrono di dolore cronico da più di 10 anni e ben il 29% ha dovuto attendere più di 5 anni per una diagnosi definitiva. Tutto questo ovviamente comporta gravi ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti e sicuramente una strategia auspicabile è la presa in carico precoce del paziente da parte dei centri specializzati di terapia del dolore”.