Ricerca al femminile: le due scienziate che stanno cambiando il futuro della sclerosi multipla e delle malattie rare

Dietro ogni scoperta scientifica ci sono anni di studio, intuizioni e determinazione. Al congresso nazionale AISM e FISM 2026, due ricercatrici italiane hanno ricevuto importanti riconoscimenti per il loro contributo alla ricerca sulla sclerosi multipla e sulla neuromielite ottica. Le loro storie raccontano il valore della perseveranza, del coraggio di seguire strade nuove e di una scienza che mette sempre al centro le persone.
Dal congresso FISM dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, due premi raccontano due traiettorie diverse e la stessa idea di scienza: cambiare concretamente la vita delle persone
Una studia la sclerosi multipla da oltre vent’anni e ha contribuito a cambiare il modo in cui il mondo guarda l’infiammazione del cervello. L’altra, poco più che all’inizio del proprio percorso scientifico, ha scelto una strada difficile: lasciare un terreno già battuto per occuparsi di neuromielite, una malattia rara, costruendo quasi da sola un progetto di ricerca da zero.
Al congresso nazionale di AISM e della Fondazione (FISM), Roberta Magliozzi e Marta Pirronello hanno ricevuto due riconoscimenti molto diversi, ma legati dalla stessa idea di ricerca. Alla prima è andato il Premio Rita Levi-Montalcini 2026, consacrazione di un lavoro che ha contribuito a ridefinire la comprensione della sclerosi multipla. Alla seconda il premio per il miglior poster scientifico del congresso, assegnato a uno studio innovativo sulla neuromielite ottica (NMOSD), malattia autoimmune poco esplorata.
Due generazioni. Due percorsi lontani. Una stessa ostinazione: fare una ricerca che non resti confinata nei laboratori ma arrivi, concretamente, nella vita delle persone.

La storia di Roberta Magliozzi è quella di una scienziata che ha imparato presto cosa significa difendere un’intuizione quando ancora non convince nessuno. Oggi è professoressa associata all’Imperial College di Londra, co-direttrice della UK MS Society Tissue Bank e una delle voci più autorevoli nella ricerca internazionale sulla sclerosi multipla. Ma quando, all’inizio degli anni Duemila, iniziò a studiare il ruolo dei linfociti B nella malattia, la comunità scientifica guardava altrove. Per anni l’attenzione era concentrata soprattutto sui linfociti T; lei e il suo gruppo, invece, osservavano qualcosa di diverso: cellule B organizzarsi nelle meningi e contribuire a mantenere viva quell’infiammazione cronica che continua a danneggiare il sistema nervoso anche quando la malattia sembra silenziosa. Una strada che allora sembrava marginale e che oggi è diventata uno dei pilastri delle terapie più efficaci contro la sclerosi multipla.
Non è stato un percorso lineare. Al suo primo congresso ECTRIMS, nel 2005, racconta di essersi sentita quasi derisa da alcuni grandi nomi della neuropatologia. Aveva presentato un poster sulle cellule B e sulle strutture simil-linfoidi nelle meningi. “Mi veniva da piangere”, ricorda oggi. A incoraggiarla fu una frase del neurologo Giancarlo Comi: se la ricerca è solida, prima o poi verrà riconosciuta. Ed è difficile immaginare una sintesi migliore di ciò che rappresenta oggi il Premio Rita Levi-Montalcini ricevuto da Magliozzi.

Se Magliozzi racconta il tempo lungo della ricerca che resiste allo scetticismo, Marta Pirronello rappresenta invece il momento fragile e potentissimo in cui una strada scientifica nasce.
Biologa, siciliana, ricercatrice al Neurocenter del San Camillo di Roma, Pirronello aveva un’idea molto precisa già durante gli studi: fare una ricerca applicata, capace di produrre un effetto reale sulla vita dei pazienti. Dopo gli anni di formazione nel laboratorio di neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia, studiando sclerosi multipla, nel 2023 prende una decisione che molti giovani ricercatori forse avrebbero evitato: cambiare completamente prospettiva.
Lascia un ambito consolidato e decide di dedicarsi alla neuromielite ottica, malattia rara autoimmune del sistema nervoso centrale, poco studiata e con pochissimi riferimenti scientifici disponibili.
“Nessuno nel mio contesto lavorava su questo tema, mi sono buttata nel vuoto”, racconta.
Un salto che significa partire da zero: scrivere un progetto, ottenere il finanziamento FISM, cercare personalmente i pazienti da reclutare, spiegare loro il senso della ricerca, raccogliere campioni biologici, costruire passo dopo passo un lavoro scientifico quasi artigianale nella sua determinazione.
Alla fine dei due anni, però, qualcosa emerge. Il gruppo identifica una popolazione di linfociti T ad alto potenziale patogenico, ancora poco caratterizzata nell’uomo e potenzialmente associata al danno del sistema nervoso centrale nella neuromielite ottica.
Tradotto fuori dal linguaggio dei laboratori: un possibile nuovo bersaglio terapeutico. Perché se oggi gran parte delle terapie agisce soprattutto sui linfociti B, questa scoperta potrebbe contribuire ad allargare il campo e aprire nuove strade di trattamento.
È anche per questo che il premio al miglior poster scientifico del congresso assume un valore particolare. Non soltanto per il riconoscimento in sé – che Marta Pirronello racconta di non aspettarsi – ma perché segnala l’attenzione verso una ricerca giovane, nata da poco e ancora tutta da costruire.
Curiosamente, né Roberta Magliozzi né Marta Pirronello raccontano la scienza come un’avventura individuale.
Con trasporto, Magliozzi parla delle collaborazioni internazionali, delle persone con sclerosi multipla che hanno scelto di donare i propri tessuti alla ricerca, permettendo di capire meglio la progressione della malattia nel tempo. È lì, racconta, che ha compreso davvero quanto il lavoro di un ricercatore possa avere un peso concreto nella vita di qualcuno.
Marta, invece, descrive il laboratorio quasi come una famiglia, con calore: i mentori scientifici che l’hanno sostenuta, i colleghi con cui cresce professionalmente, i pazienti che hanno deciso di fidarsi di una giovane ricercatrice e perfino i genitori che – lo dice sorridendo – “in quello che faccio, quasi ci credono più di me”.
È proprio questo il punto in cui le loro storie si incontrano davvero. Quello in cui una donna che vent’anni fa difendeva un’intuizione guardata con sospetto e oggi riceve uno dei riconoscimenti più prestigiosi della ricerca italiana. E quello di una giovane ricercatrice che pensava di stare semplicemente facendo il proprio lavoro e si ritrova premiata per un progetto nato quasi in solitudine.
Tra sclerosi multipla e neuromielite ottica, esperienza e slancio, il congresso FISM di quest’anno ha raccontato qualcosa che va oltre i premi: il volto concreto di una ricerca ostinata, rigorosa e generosa, che in questo 2026 è guidata da donne.

Vive e lavora a Genova, insieme ai suoi libri, dove svolge la propria attività di giornalista professionista e studiosa di storia della critica d’arte e Futurismo. Convive con la SM da 18 anni. Ama la scrittura e le parole, il figlio, la vita, la sua famiglia.
Al suo attivo molte pubblicazioni e monografie di storia dell’arte. Svolge la professione giornalistica con passione da oltre trent’anni, si muove tra la carta stampata, i nuovi media, la TV. Ama parlare delle persone, con la gente e sempre a vantaggio della cultura sociale che fa crescere e aprire occhi e cuore. “Le persone sono sempre scopo primo e ultimo della mia scelta professionale, come servizio agli altri. Senza riserve”.




