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Quando l’amore ha il profumo dei libri antichi: L’amante perduta di Shakespeare di Felicia Kingsley

L’amante perduta di Shakespeare di Felicia Kingsley

Un raro volume di Shakespeare scomparso, un ladro gentiluomo dal fascino ambiguo e una caccia al tesoro tra segreti, rivalità e sentimenti inattesi. Con L’amante perduta di Shakespeare, Felicia Kingsley mescola mistero, avventura e romanticismo in una lettura brillante, perfetta per chi desidera evadere dalla routine senza rinunciare al piacere di una storia ricca di suggestioni letterarie. Nella sua recensione, Ursula Scilla racconta il fascino dei libri antichi e ricorda perché, ogni tanto, concedersi una lettura leggera può essere una forma di felicità.

Care le mie lettrici di PinkSociety.it,

questa settimana vi porto tra libri rari, misteri, furti eleganti e sentimenti che arrivano quando meno dovrebbero. Dopo tante storie dense, familiari, profonde, avevo voglia di proporvi un romanzo con passo più brillante, capace di farci viaggiare con leggerezza ma senza diventare superficiale.

Il libro è L’amante perduta di Shakespeare di Felicia Kingsley, pubblicato da Newton Compton. E già il titolo, diciamolo, fa il suo dovere: promette letteratura, segreti, passione e quella piccola vertigine che proviamo quando un libro parla anche di altri libri.

Al centro della storia c’è Nick Montecristo, ladro gentiluomo incaricato di recuperare una rarissima copia del First Folio di Shakespeare, sottratta anni prima con l’inganno da un rivale. La missione, naturalmente, si rivelerà tutt’altro che semplice: intorno a quel volume prezioso si muovono misteri, rivalità, inganni e un fascino antico che sembra uscire direttamente dalle biblioteche più segrete d’Europa.

Ecco, care mie, io partirei proprio da qui: dai libri come oggetti del desiderio.

Perché un libro raro non è mai soltanto carta. È memoria. È potere. È ossessione. È bellezza che ha attraversato il tempo. Ci sono libri che valgono denaro, certo. Ma ce ne sono altri che valgono qualcosa di più sottile: custodiscono una storia, un segreto, una promessa, una verità rimasta nascosta troppo a lungo.

Felicia Kingsley, che molte lettrici conoscono per i suoi romance brillanti, qui gioca con il mistero, l’avventura e il fascino della caccia. E lo fa con un protagonista che sembra nato per stare in equilibrio tra eleganza e pericolo. Nick Montecristo non è il classico eroe tutto muscoli e certezze. È un uomo di astuzia, charme, ambiguità. Uno di quelli che sulla pagina funzionano perché non sappiamo mai se fidarci del tutto.

E, ammettiamolo, in letteratura un po’ di inaffidabilità ben scritta non guasta mai.

Ma la cosa interessante è che il romanzo non si limita alla caccia al tesoro letterario. Dietro il ritmo, dietro il gioco, dietro l’atmosfera da mistery elegante, c’è una domanda che mi piace molto: che cosa siamo disposte a rischiare per ciò che amiamo?

Amiamo una persona, un’idea, una storia, una versione di noi stesse. A volte amiamo perfino ciò che non possiamo avere. E allora ci mettiamo in viaggio, facciamo scelte azzardate, entriamo in stanze dove forse sarebbe stato meglio non entrare.

Nel romanzo c’è anche questo piacere un po’ antico dell’inseguimento: non solo inseguire un oggetto prezioso, ma inseguire una verità. E le verità, si sa, sono molto meno docili dei libri. Non restano ferme sugli scaffali. Si nascondono, cambiano volto, aspettano il momento giusto per farsi trovare.

E poi c’è Shakespeare.

Che sia davvero al centro o che aleggi come presenza, Shakespeare porta sempre con sé una cosa: l’idea che l’amore sia meraviglioso proprio perché complicato. Nei suoi mondi ci si traveste, ci si inganna, ci si perde, ci si riconosce tardi, si confonde il desiderio con il destino. E Felicia Kingsley sembra divertirsi proprio con questa eredità: il gioco degli equivoci, delle maschere, della seduzione intelligente.

Care lettrici, ogni tanto abbiamo bisogno anche di questo.

Non solo di romanzi che ci scavano dentro. Non solo di storie che ci fanno piangere sulle genealogie femminili, sulle madri, sulle figlie, sui dolori ereditati. Abbiamo bisogno anche di libri che ci ricordino il gusto dell’avventura, della battuta pronta, della tensione romantica, del mistero che profuma di biblioteca.

Perché la leggerezza, quando è ben fatta, non è mai vuota.

La leggerezza è respiro.
È una finestra aperta.
È il piacere di lasciarsi portare da una storia senza dover sempre stringere i pugni.

E questo romanzo, secondo me, può piacere molto alle lettrici di PinkSociety.it proprio per questo: perché unisce il divertimento alla suggestione. C’è il ritmo del mistero, c’è il fascino dei libri antichi, c’è un protagonista magnetico, c’è una trama che gioca con la storia letteraria e con il desiderio.

Ma soprattutto c’è una cosa che amo: l’idea che i libri possano ancora muovere il mondo.

Un volume antico può scatenare rivalità.
Una pagina può nascondere un segreto.
Una storia scritta secoli fa può continuare a cambiare la vita di qualcuno oggi.

E ditemi voi se non è bellissimo.

L’amante perduta di Shakespeare è il romanzo giusto per chi vuole una lettura brillante, elegante, con un pizzico di mistero e una bella dose di fascino. Non pretende di sedersi in cattedra. Non vuole spiegarci la vita. Vuole portarci via per qualche ora, tra indizi, inganni e batticuori letterari.

E ogni tanto, care mie, lasciarsi portare via è una forma sanissima di felicità.

Leggetelo se amate le storie con libri dentro i libri.
Leggetelo se vi piacciono i personaggi intelligenti e un po’ sfuggenti.
Leggetelo se avete voglia di un romanzo che sappia farvi sorridere, incuriosire e girare pagina con piacere.

Perché ci sono settimane in cui abbiamo bisogno di profondità.
E altre in cui abbiamo bisogno di una caccia al tesoro, di Shakespeare, di un ladro affascinante e di un mistero che ci faccia dimenticare il telefono sul comodino.

Questa, care le mie lettrici lettrici, è una di quelle settimane.

Un abbraccio,
al prossimo libro
la vostra Ursula

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