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Protagoniste: intervista alla sceneggiatrice Lisa Nur Sultan

Photo © Simona Panzini

Dopo il grande successo della prima stagione che ha acceso i riflettori sul dietro le quinte del cinema italiano, torna Call My Agent – Italia, la serie Sky Original remake del cult Dix pour cent, per una seconda stagione,dal 22 marzo in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. Due nuovi episodi a settimana mostreranno segreti, manie, vizi e virtù dei protagonisti del nostro showbiz grazie all’ambientazione della serie all’interno di un’agenzia, la CMA, covo degli agenti più famosi e indaffarati del mondo dello spettacolo.

Call my agent – Italia è diretto da Luca Ribuoli e scritto dall’abile penna di Lisa Nur Sultan con Federico Baccomo e Dario D’Amato.

A Nur Sultan dobbiamo la scrittura di film che hanno segnato la cronaca e il cinema come Sulla Mia Pelle con Alessandro Borghi che raccontava gli ultimi 7 giorni di Stefano Cucchi. Sempre grazie a lei ed al suo piglio brillante, ci siamo goduti un inedito duo comico, quello composto da Serena Rossi e Fabio Balsamo in un successo Sky come Beata te di Paola Randi.

Con la scusa dell’uscita di Call my Agent – Italia e scoprendo in conferenza che questa seconda stagione sarà l’ultima a portare la sua firma, incontriamo la scrittrice e sceneggiatrice per scoprire qualche retroscena del mestiere dell’autore.

Seconda stagione di Call my Agent Italia che sembra distaccarsi dalla prima perché più italiana, più insider e ancor più autoironica.

È stato più difficile il percorso ma allo stesso tempo forse più soddisfacente?

È stato un pochino più difficile nella seconda parte del lavoro diciamo nello sviluppo po delle sceneggiature mentre i soggetti che sono stati scritti prima della uscita, della messa in onda della stagione, mi hanno visto scrivere con estrema libertà, estrema tranquillità, perché quando uno non sa ancora se una cosa andrà bene o male in fondo scrive con leggerezza dopodiché esce la stagione ed è stato un enorme successo anche oltre le aspettative forse anche altri suoi meriti, perché io sono sempre molto autocritica e quindi uno poi rimane un po’ travolto e rischia di avere più paura a muovere i passi però no è sempre un piacere scrivere Call my agent

Nonostante questo, hai detto ed è giusto: “non ho vocazione al martirio”, quindi terza stagione annunciata ma non ci sarai.

No, non ci sarò perché scrivere Call my agent occupa veramente tanto tempo della vita di uno scrittore: c’è tutta la parte di contatto delle guest, conoscenza delle guest e cucire la puntata su di loro all’interno di un percorso già abbastanza complesso di scrittura di una serie corale. Sono proprio tanti mesi di lavoro. L’ho fatto per due anni, è stato bellissimo ma visto che io riesco a fare poche cose contemporaneamente perché non sono incredibilmente multitasking e lavoro tantissimo ma concentrata, dopo due anni adesso ho necessità di fare anche altro.

Photo © Simona Panzini

Una tua collega, Carlotta Corradi, intervista da noi di recente, ha detto che lei forse è una delle poche donne che abbatte lo stereotipo della donna multitasking poiché riesce a fare solo una cosa alla volta invece di mille.

Tu sai che noi siamo amiche no? forse ci siamo trovate perché siamo un po’ sceme e no, neanch’io riesco tanto, poi lei ha due bambini quindi è anche più giustificata io non ne ho però comunque non riesco.

Ci è sembrato che il tuo campo e quello dei tuoi compagni sceneggiatori qui in Call my agent fosse più approfondito e che dimostrasse quanto la scrittura può fare la differenza. Ti sei divertita anche a mostrare con ironia e autoironia in che stato siamo?

Mi fa molto piacere che tu dica questa cosa, perché poi sai le puntate scritte erano anche molto lunghe ed è stato anche, per forza di cose, tagliato tanto. Noi scrittori soffriamo sempre sui tagli però è anche vero che io tendo a scrivere un po’ tanto e in una serie così si improvvisa tantissimo e soprattutto quando arrivano le guest non è che le argini. Quando hai un Emanuela Fanelli o un Corrado Guzzanti non è che li puoi arginare argini e quindi magari a volte sono state tagliate proprio intere linee perché non ci stavano obiettivamente. La puntata finale è dunque una cosa anche un po’ diversa da quelle che potevano essere le sceneggiature iniziali. In questo mix, però, penso che anche quest’anno siamo riusciti a tenere un po’ una barra di satira fatta da persone molto serie senza prendersi sul serio.

Infatti, satira e anche riflessione perché il successo del film “Bastianazzo” in questa stagione, nonostante le feroci critiche, porta però alla luce, tra le risate, il grande divario, anche molto rilevante nel cinema italiano, che sembra esserci tanto tra pubblico e critica. È così netto secondo te?

Intanto ci divertiva l’idea di creare un “Bastianazzo” che diventasse un po’ un’epitome di tutti i film mostruosi quindi ormai tra di noi ci diciamo “speriamo non sia un Bastianazzo”. Poi è chiaro che con le piattaforme possono succedere queste cose perché magari un film che viene stroncato nel suo paese d’origine può trovare una nicchia di pubblico e di fan dall’altro lato del mondo. Prima magari non succedeva e quindi cosa sia un successo e cosa non lo sia non lo si può dire subito e forse non lo si potrà dire mai.

Si parla spesso di uno sguardo al femminile e una scrittura femminile. Esistono secondo te?

Io per fortuna sono abbastanza smarcata da questa etichetta forse per le cose che ho fatto anche in passato e quindi non subisco tanto questo stigma di essere una penna femminile. Da un lato mi viene da dire che non credo ci siano le penne femminili e però dall’altro è pur vero che una certa introspezione nei personaggi e un andare magari al cuore di certe dinamiche emotive con piccoli tocchi e con piccoli movimenti (non è detto magari che si veda in Call my agent, parlo in generale), è molto più probabile che esca da una scrittrice che non da uno scrittore.