Un fiore gigante in un museo non è mai solo un fiore

Cosa succede quando un enorme fiore rosso compare tra affreschi, marmi e opere d’arte secolari? Ai Musei Nazionali di Genova, le installazioni monumentali dell’artista Vittoria Ravera hanno trasformato la Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla in un’occasione per riflettere su fragilità, inclusione e visibilità. Un dialogo sorprendente tra arte contemporanea, patrimonio culturale e storie che meritano di essere ascoltate.
Dialogo con Vittoria Ravera, l’artista che ai Musei Nazionali di Genova ha trasformato petali monumentali in un racconto sulla fragilità invisibile.
Un fiore gigante in mezzo ai marmi e agli specchi di un Museo come Palazzo Reale o Palazzo Spinola a Genova non è una cosa che passa inosservata. Ancora meno se quel fiore è rosso, enorme, quasi fuori scala.
In occasione della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla è successo davvero: i Musei Nazionali di Genova si sono riempiti di grandi installazioni floreali firmate da Vittoria Ravera, artista che da anni lavora su un linguaggio fatto di petali monumentali, dettagli artigianali e una precisione quasi ostinata nel restituire la natura così com’è, anche dove non ti aspetti di incontrarla. Nessun fiore inventato, nessuna fantasia astratta: Ravera parte da specie reali, osservate, studiate, ricostruite pazientemente fino a trasformarle in presenze scenografiche capaci di cambiare il modo in cui si guarda uno spazio.

Nel suo laboratorio nascono fiori fuori misura che negli anni hanno abitato eventi, allestimenti e luoghi della cultura. Dal 2018, con il progetto Fiori Giganti Decor, Vittoria Ravera ha costruito un linguaggio artistico molto riconoscibile: installazioni floreali monumentali realizzate a mano, dove artigianato, progettazione tecnica e sensibilità estetica si tengono insieme senza mai diventare puro esercizio scenografico. E con una scelta quasi controcorrente: nessun fiore immaginato o fantastico, ma una fedeltà ostinata alla natura reale, osservata, studiata, ricostruita petalo dopo petalo.
Anche per questo l’incontro con i Musei Nazionali di Genova – soprattutto con il Servizio Accoglienza, Inclusione e Accessibilità che ha immaginato il progetto, guidato da Chiara Leontina Sanino, responsabile del servizio e disability & diversity manager – sembrava quasi naturale: da una parte stanze che custodiscono secoli di storia, affreschi, quadri, arredi e statue, dall’altra qualcosa capace di parlare immediatamente al presente. E stupire.
Mettere dei fiori giganteschi dentro un museo ha creato un piccolo cortocircuito. La leggerezza apparente della natura contro il peso del marmo. La fragilità che si appoggiava alla storia. E una domanda rimasta lì, quasi sospesa: cosa succede quando qualcosa di delicato smette improvvisamente di essere invisibile?
“Portare i fiori giganti in un museo significa invitare la natura a entrare in dialogo con la storia – racconta Vittoria Ravera. L’idea non era mai quella di occupare lo spazio delle opere, ma di costruire un percorso dentro il museo, un sentiero capace di accompagnare i visitatori tra affreschi, statue e stucchi. Mi piace pensare che tra le sculture, gli affreschi, gli stucchi e queste forme floreali si crei una conversazione silenziosa sul tempo, sulla fragilità e sulla capacità dell’essere umano di lasciare un segno”.
Il rosso scelto per le installazioni richiama il colore simbolo di AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, e ha accompagnato un progetto che provava a fare una cosa semplice e difficilissima insieme: rendere visibile ciò che troppo spesso rimane invisibile. La sclerosi multipla, con tutti i suoi sintomi difficili da comprendere e profondamente disabilitanti: fatica estrema, dolore, difficoltà cognitive, equilibrio instabile. Sintomi che esistono senza necessariamente mostrarsi agli occhi degli altri.
Ed è qui che il fiore gigante ha cambiato il suo significato. Da oggetto scenografico è diventato quasi un richiamo.
“Il fiore è uno dei simboli più universali della vita: è delicato, fragile ma straordinariamente resistente – racconta l’artista. Ingrandirlo significava renderlo impossibile da ignorare. Un po’ come non dovrebbero essere ignorate le persone che convivono con la sclerosi multipla. La fragilità apparente raccontava una forza nascosta, radici profonde, qualcosa che continuava a cercare spazio anche quando sembrava difficile”.
Ma dentro quelle sale non sono arrivati soltanto i fiori. Accanto alle installazioni di Ravera ha preso forma anche “SMart Generation”, il progetto di sensibilizzazione nato in occasione della Settimana Nazionale promosso dai Musei Nazionali di Genova insieme ad AISM in occasione della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla. Protagonisti gli studenti e le studentesse della International School dell’Istituto Deledda, coinvolti in un concorso poetico dedicato proprio alle dimensioni più invisibili della malattia.
Le poesie selezionate hanno accompagnato le statue dei Musei Nazionali di Genova, creando un dialogo sorprendente tra patrimonio storico e sguardi giovani. Da una parte il marmo, la memoria, le opere antiche. Dall’altra parole contemporanee, capaci di leggere la fragilità senza pietismo, con una sensibilità spesso sorprendente. Per Ravera, quello è stato uno degli aspetti più emozionanti del progetto: “Le opere d’arte continuano a vivere quando vengono reinterpretate dalle nuove generazioni“.
Durante la premiazione a Palazzo Spinola, Chiara Leontina Sanino ha ricordato una cosa semplice ma decisiva: i giovani non sono soltanto il pubblico di domani, ma interlocutori fondamentali già oggi per costruire musei più accessibili, inclusivi e partecipati.
Non è un dettaglio secondario. Per AISM, il tema dell’accessibilità culturale è parte di un lavoro sempre più ampio sulla partecipazione piena delle persone con disabilità alla vita culturale, anche attraverso percorsi di turismo accessibile e cittadinanza.
Esperienze come questa hanno mostrato qualcosa che spesso dimentichiamo: i musei non sono soltanto luoghi che conservano il passato. Possono diventare spazi che aiutano a cambiare lo sguardo sul presente. Luoghi dove si costruisce cultura, sì, ma anche prossimità, ascolto, dialogo e inclusione. Dove un’opera antica e un’installazione contemporanea smettono improvvisamente di appartenere a tempi diversi e iniziano, semplicemente, a parlarsi.

Vive e lavora a Genova, insieme ai suoi libri, dove svolge la propria attività di giornalista professionista e studiosa di storia della critica d’arte e Futurismo. Convive con la SM da 18 anni. Ama la scrittura e le parole, il figlio, la vita, la sua famiglia.
Al suo attivo molte pubblicazioni e monografie di storia dell’arte. Svolge la professione giornalistica con passione da oltre trent’anni, si muove tra la carta stampata, i nuovi media, la TV. Ama parlare delle persone, con la gente e sempre a vantaggio della cultura sociale che fa crescere e aprire occhi e cuore. “Le persone sono sempre scopo primo e ultimo della mia scelta professionale, come servizio agli altri. Senza riserve”.




