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Rientro in ufficio e inserimento a scuola: quando essere madre diventa “un problema” per i colleghi

Rientro in ufficio e inserimento a scuola

Quando una figlia o un figlio affronta un passaggio importante, come l’inizio della scuola primaria, molte madri si trovano davanti a un doppio problema: organizzare il lavoro e gestire il giudizio degli altri.
Ma chiedere un permesso o qualche giorno di smart working significa davvero approfittarsi della propria condizione di madre? In questa nuova lettera alla coach Nuova Mente parliamo di maternità, lavoro, flessibilità e sensi di colpa, con consigli pratici per comunicare i propri bisogni senza dover giustificare ogni scelta.

Come chiedere permessi o smart working senza sentirsi in colpa e senza dover giustificare ogni scelta educativa

La lettera arrivata in redazione

Cara coach,

mi chiamo Barbara, ho 38 anni e lavoro come copywriter in un’azienda, in ufficio con altri colleghi.

Quest’anno mia figlia inizia la prima elementare e io sono già in ansia, lo ammetto. Non per la scuola in sé, ma perché c’è la settimana di inserimento e io vorrei esserci. Non dico stare lì tutto il giorno attaccata a lei, però accompagnarla, essere presente, magari lavorare da casa quei giorni o prendere qualche permesso.

Il problema è che in ufficio non la stanno prendendo bene. Alcuni colleghi mi hanno già detto che sto esagerando, che loro i figli li hanno accompagnati il primo giorno e poi lasciati lì, che “ci devono pensare da soli”. Una collega mi ha pure detto che faccio la mamma chioccia, anzi la mamma elicottero, e che così non aiuto mia figlia a crescere.

A me queste frasi fanno male. Non penso di essere una madre soffocante, però è la prima elementare, non è una cosa da niente. Mia figlia cambia scuola, maestre, compagni, orari. Io vorrei solo accompagnare questo passaggio.

La cosa che mi pesa di più è che sento fastidio anche perché secondo loro così lavoro meno. Come se stessi chiedendo una vacanza. Invece io vorrei solo organizzarmi bene, recuperare se serve, fare smart working, non sparire.

Come posso parlarne senza sembrare una che usa l’essere madre come scusa?

Barbara T.


Cara lettrice, accompagnare tua figlia non significa viziarla

Cara Barbara,

parto da una frase molto semplice: voler essere presente nella settimana di inserimento di tua figlia non ti rende una madre elicottero.

Ti rende una madre che sta attraversando un passaggio importante insieme a una bambina che entra in una fase nuova della sua vita. La prima elementare non è solo “un altro primo giorno di scuola”. Per molti bambini significa cambiare ambiente, ritmo, figure adulte, richieste, autonomia, routine.

E anche per molti genitori è un passaggio emotivo forte.

Il punto non è stabilire se i tuoi colleghi abbiano fatto bene o male a lasciare i figli subito a scuola. Ognuno ha la propria storia, i propri figli, le proprie possibilità, il proprio modo di vivere la genitorialità.

Il punto è che la loro esperienza non può diventare il metro con cui giudicare la tua.

Non devi convincere tutti della tua maternità

La trappola, in questi casi, è cominciare a spiegare troppo.

“Non è che sono ansiosa.”
“Non è che voglio stare sempre addosso a mia figlia.”
“Non è che non lavoro.”
“Non è che voglio approfittarne.”

Più ti giustifichi, più sembri sul banco degli imputati. Ma tu non sei imputata. Sei una lavoratrice che ha una necessità familiare temporanea e che vuole gestirla con responsabilità.

Quindi il primo cambio mentale è questo: non devi chiedere ai colleghi il permesso emotivo di essere madre.

Devi parlare con chi decide davvero: responsabile, ufficio HR, referente del team. Con loro devi portare una proposta concreta, non una difesa personale.

Il problema vero: quando la maternità viene letta come privilegio

Quello che ti ferisce è molto comprensibile. I tuoi colleghi non stanno solo commentando l’inserimento scolastico. Stanno lasciando intendere che, se chiedi flessibilità, qualcuno dovrà pagare al posto tuo.

È un tema delicato: sul lavoro, soprattutto al rientro dalle vacanze, ogni assenza o variazione può creare fastidio. Ma questo non autorizza battute, etichette o giudizi sul tuo modo di essere madre.

Dire “mamma chioccia” o “mamma elicottero” non è un’opinione professionale. È una svalutazione personale.

E tu puoi scegliere di non raccoglierla.

Puoi rispondere con calma:

“Capisco che ognuno abbia vissuto l’inserimento dei figli in modo diverso. Io mi sto organizzando con l’azienda per gestire quei giorni senza creare problemi al lavoro.”

Fine.
Non devi aprire un dibattito pedagogico davanti alla macchinetta del caffè.

La roadmap per chiedere permessi o smart working

Prima di parlare con il tuo responsabile, prepara una richiesta chiara. Non andare con un generico: “Avrei bisogno di esserci”. Porta una proposta.

1. Definisci i giorni e gli orari

Scrivi nero su bianco cosa ti serve davvero.

Per esempio:

  • entrata posticipata per accompagnare tua figlia;
  • uscita anticipata in uno o due giorni;
  • smart working per la settimana di inserimento;
  • permessi solo nelle fasce più delicate;
  • reperibilità in alcuni orari precisi.

Più sei concreta, meno la richiesta sembrerà vaga.

2. Spiega l’organizzazione del lavoro

Non basta dire: “Ho bisogno dello smart working”. Meglio aggiungere:

“In quella settimana posso gestire da remoto le attività di copy, consegnare i testi entro le scadenze e restare disponibile per call già programmate.”

Questo sposta il discorso dal “problema Barbara” alla “soluzione organizzativa”.

3. Anticipa le criticità

Se sai che ci sono scadenze, campagne, riunioni o consegne importanti, preparati.

Puoi dire:

“Ho già verificato le consegne della settimana. Posso anticipare questi testi entro venerdì e seguire da remoto le revisioni.”

Chi lavora bene non è chi non ha mai esigenze personali. È chi sa comunicarle e organizzarle.

4. Non chiedere scusa per ogni frase

Evita:

“Scusate, mi dispiace, purtroppo ho questa cosa di mia figlia…”

Meglio:

“Per la settimana di inserimento di mia figlia avrei necessità di concordare una modalità flessibile di lavoro. Ho preparato una proposta per garantire continuità sulle attività.”

È professionale. È adulta. È chiara.

Una frase pronta per il tuo responsabile

Puoi dire così:

“Come sai, mia figlia inizia la prima elementare e nella settimana di inserimento avrò bisogno di maggiore flessibilità, soprattutto nelle fasce di ingresso e uscita. Vorrei proporti di lavorare in smart working in quei giorni, garantendo le consegne già previste e la reperibilità per call e revisioni. In alternativa, possiamo valutare permessi mirati solo sugli orari necessari. L’obiettivo è gestire bene sia il passaggio familiare sia il lavoro.”

Questa frase contiene tutto:

  • il bisogno;
  • il periodo limitato;
  • la proposta;
  • la disponibilità;
  • la responsabilità professionale.

E con i colleghi come comportarsi?

Con i colleghi serve meno spiegazione e più confine.

Se qualcuno dice:

“Eh, ma noi li lasciavamo lì e basta.”

Puoi rispondere:

“Ogni famiglia si organizza a modo suo. Io ho scelto di gestire così questa settimana.”

Se qualcuno dice:

“Così però lavori meno.”

Puoi rispondere:

“Mi sto accordando per garantire le consegne. Non sto scaricando il lavoro sugli altri.”

Se qualcuno dice:

“Sei una mamma elicottero.”

Puoi rispondere:

“Preferisco non etichettare le scelte familiari degli altri. Sto solo accompagnando un passaggio importante.”

Sono frasi ferme, ma non aggressive. Ti permettono di non entrare in difesa e di non trasformare ogni battuta in una discussione infinita.

Non confondere presenza e controllo

C’è una cosa importante da dire anche a te, Barbara. Essere presente non significa fare tutto al posto di tua figlia.

Puoi accompagnarla senza soffocarla.
Puoi esserci senza trattenerla.
Puoi rassicurarla senza impedirle di sperimentare.

La differenza sta nel messaggio che le trasmetti.

Non:

“Senza di me non ce la fai.”

Ma:

“Io ci sono mentre tu impari a farcela.”

Questo è molto diverso.

La tua presenza può essere una base sicura, non una gabbia.

Il consiglio della coach

Cara Barbara, non lasciare che il giudizio dei colleghi trasformi un momento delicato in una colpa.

Tu non stai chiedendo di essere esentata dal lavoro. Stai chiedendo di organizzarlo in modo compatibile con una fase familiare precisa, limitata e importante.

La chiave è questa:

non devi scegliere tra essere una buona professionista e una madre presente. Devi imparare a comunicare entrambe le cose con chiarezza.

Vai dal tuo responsabile con una proposta concreta. Con i colleghi, invece, usa frasi brevi e non difensive. Non devi convincerli che sei una madre equilibrata. Non devi dimostrare che tua figlia ha bisogno di te. Non devi vincere una gara su chi ha educato meglio i propri figli.

Devi solo proteggere un passaggio importante senza perdere autorevolezza.

La frase da tenere con te è:

“La flessibilità non è un privilegio se viene gestita con responsabilità.”

E questa settimana di inserimento può diventare anche un inserimento per te: in un modo nuovo di stare al lavoro, meno colpevole, più chiaro, più adulto.

Per approfondire: 3 libri utili

  1. “Time Mamagement. Mamma riprenditi il tuo tempo!” – Cristina Di Loreto
    Un libro utile per riflettere su maternità, lavoro, tempo personale e fatica di tenere insieme tutto senza sentirsi sempre in colpa. Con audiolibro e video scaricabili con QRcode. https://link.amazon/B0jafgrPj  
  2. “Il metodo famiglia felice. Come allenare i figli alla vita” – Alberto Pellai e Barbara Tamborini
    Una lettura preziosa per ragionare su autonomia, crescita dei figli e ruolo dei genitori nei passaggi importanti. https://link.amazon/B0cANXvEx
  3. “Comunicazione assertiva. Come farsi rispettare in ogni occasione senza prevaricare”
    Utile per imparare a dire le cose con fermezza, senza aggressività e senza sentirsi sempre obbligate a giustificare i propri bisogni. https://link.amazon/B06xXDQya