Il cuore delle donne ha una storia. E la prevenzione deve imparare a leggerla

ESC CONGRESS 2026 | CARDIOLOGIA E PREVENZIONE
All’ESC Congress 2026 la cardiologia europea mette sotto la lente le differenze tra donne e uomini nella cardiopatia ischemica. Una nuova analisi pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe, basata sui dati del Global Burden of Disease 2023, mostra che pressione arteriosa, inattività fisica e qualità della dieta possono contribuire in modo diverso al rischio cardiovascolare nei due sessi. Non è una “cardiologia rosa” tout-court, è la medicina che impara a leggere meglio i dati.
Parlare del cuore delle donne su un magazine femminile potrebbe sembrare, prima di tutto, una scelta editoriale. Questa volta è invece una scelta scientifica.
Il 31 agosto, all’ESC Congress 2026, il congresso della European Society of Cardiology, una sessione è stata dedicata alle disuguaglianze nella salute cardiovascolare studiate dalla Commissione di The Lancet Regional Health – Europe. Tra gli interventi, quello del professor Raffaele Bugiardini, dell’Università di Bologna, su dieta e differenze tra i sessi negli esiti della cardiopatia ischemica. Nella stessa sessione si è parlato di differenze di sesso e genere negli outcome cardiovascolari e del ruolo dell’ipertensione nel determinare le disparità. (ESC 365)
È da qui che voglio partire.
Non dall’idea che esista un cuore “rosa”, né dalla necessità di costruire a tutti i costi una medicina diversa per le donne. Ma da una domanda molto più rigorosa: la stessa malattia e gli stessi fattori di rischio producono davvero gli stessi effetti negli uomini e nelle donne?
I nuovi dati suggeriscono che non sempre è così.
Sei milioni e settecentomila casi. Quasi tre milioni riguardano donne
Lo studio, firmato da Bugiardini e da un gruppo internazionale di ricercatori e pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, analizza i dati del Global Burden of Disease 2023 relativi alla cardiopatia ischemica in 13 Paesi dell’Europa centrale.
Nel 2023, nell’area studiata, si stimavano 6,71 milioni di persone con cardiopatia ischemica; 3,01 milioni, il 44,8%, erano donne.
A prima vista il quadro sembrerebbe confermare quello che sappiamo da tempo: complessivamente gli uomini presentano un burden maggiore di malattia. Nel 2023, infatti, nello studio la mortalità standardizzata per cardiopatia ischemica risultava circa 1,6 volte superiore negli uomini e la prevalenza circa 1,7 volte superiore.
Ma gli autori hanno posto una domanda diversa.
Non soltanto: quanti uomini e quante donne muoiono?
Piuttosto: quanto è elevata la mortalità rispetto al numero di persone che convivono già con quella malattia?
E qui il quadro cambia.
Quando si guarda oltre la mortalità assoluta
Gli studiosi hanno utilizzato il cosiddetto mortality-to-prevalence ratio, MPR: il rapporto tra mortalità e prevalenza della cardiopatia ischemica, standardizzato per età.
È un indicatore epidemiologico utile per confrontare popolazioni, ma con una precisazione importante: non equivale alla probabilità individuale che una singola paziente muoia dopo un evento coronarico. Gli stessi autori invitano a interpretarlo come una misura comparativa, a livello di popolazione, e non come un tasso di letalità osservato direttamente nel singolo individuo.
Questa distinzione è essenziale per non semplificare troppo il risultato.
Lo studio non dice che, in Europa, “le donne muoiono più degli uomini di cardiopatia ischemica”. Dice qualcosa di più interessante.
Nel 2023 persistono infatti differenze statisticamente significative a svantaggio delle donne in Croazia, Serbia e Repubblica Ceca, mentre in Polonia il pattern è opposto e lo svantaggio riguarda gli uomini. In Croazia, il rapporto mortalità/prevalenza risultava circa il 46% più alto nelle donne rispetto agli uomini; in Serbia circa il 38% più alto.
In altre parole, la riduzione generale della mortalità cardiovascolare non significa necessariamente che uomini e donne abbiano raggiunto gli stessi risultati.
Ed è proprio questa una delle lezioni che arrivano dall’ESC Congress 2026: non basta migliorare. Bisogna chiedersi per chi stiamo migliorando.
Pressione, movimento, metabolismo: il rischio non pesa allo stesso modo
A questo punto gli autori hanno cercato di capire quali fattori potessero accompagnare queste differenze.
Il risultato non restituisce un solo responsabile, ma un insieme di componenti metaboliche, comportamentali e alimentari.
Nella maggior parte dei Paesi analizzati, le donne mostravano indici più elevati associati ad alcuni dei principali fattori metabolici di rischio, tra cui pressione sistolica elevata, glicemia, colesterolo LDL e indice di massa corporea. Particolarmente marcata risultava inoltre la differenza associata all’inattività fisica in alcuni Paesi: in Croazia e Serbia, per esempio, l’indice utilizzato dagli autori per il burden attribuibile all’inattività risultava oltre quattro volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini.
L’analisi del 2023 mostra inoltre un burden legato all’inattività fisica generalmente maggiore nelle donne, mentre il tabacco segue una direzione molto diversa: la mortalità attribuibile al fumo risulta significativamente più alta negli uomini in tutti i Paesi studiati.
Non esiste, quindi, un unico identikit cardiovascolare valido allo stesso modo per tutti.
Ed è questo uno dei passaggi forse più importanti dello studio.
Nelle conclusioni, gli autori sintetizzano infatti due profili differenti: da un lato il forte peso del tabacco nella popolazione maschile; dall’altro, nelle donne, una combinazione di inattività fisica, fattori metabolici e dieta non ottimale.
Non significa che il fumo non sia pericoloso per le donne o che la pressione non sia importante negli uomini. Significa che, osservando popolazioni diverse, la distribuzione e il peso relativo dei fattori di rischio possono non essere identici.
La prevenzione di precisione comincia anche da qui.
E poi c’è ciò che mettiamo nel piatto
La componente alimentare è forse quella che rende questo lavoro particolarmente interessante per una riflessione sulla salute delle donne.
Lo studio considera diversi fattori dietetici associati alla cardiopatia ischemica: consumo insufficiente di cereali integrali, frutta, verdura, legumi, frutta a guscio e semi, fibre e omega-3 da prodotti ittici; e, sul versante opposto, elevato apporto di sodio e altre esposizioni alimentari.
Anche qui non emerge una regola universale valida per tutte le donne dell’Europa centrale. Gli autori descrivono piuttosto pattern differenti da Paese a Paese. In alcune popolazioni lo svantaggio femminile è associato a una minore assunzione di frutta, in altre di verdura, frutta a guscio e semi o omega-3 di origine marina.
Un dato, tuttavia, attira l’attenzione.
La bassa assunzione di frutta a guscio e semi è il fattore alimentare che nell’analisi di benchmarking risulta associato in maniera consistente allo svantaggio femminile nei tre Paesi nei quali la differenza complessiva è più robusta: Croazia, Serbia e Repubblica Ceca.
Non è un invito a trasformare una manciata di noci in un farmaco, naturalmente.
È un segnale epidemiologico inserito in qualcosa di molto più grande: la qualità complessiva della dieta, insieme all’attività fisica e al controllo dei fattori metabolici.
Il paradosso di chi si prende cura degli altri
Ed è nella discussione dello studio che compare forse una delle riflessioni più interessanti per un magazine femminile.
Gli autori osservano un possibile paradosso: nella gestione familiare le donne possono avere un ruolo centrale nella scelta, nell’acquisto e nella preparazione degli alimenti e, allo stesso tempo, non essere necessariamente quelle che beneficiano della migliore alimentazione.
Vengono avanzate alcune possibili spiegazioni: la distribuzione delle risorse all’interno della famiglia, la mancanza di tempo, le responsabilità concorrenti.
Ma qui è fondamentale mantenere la distinzione tra un dato e un’ipotesi.
Questo studio, per il suo disegno epidemiologico, non può dimostrare che tali meccanismi siano la causa delle differenze osservate. Gli autori stessi lo sottolineano e indicano piuttosto la necessità di ulteriori studi a livello individuale.
È però una domanda che vale la pena porre.
Perché la donna che organizza la salute della famiglia può, qualche volta, finire per collocare la propria alla fine della lista.
E qui, il dato scientifico incontra la vita reale.
Il cuore di una donna non vive separato dalla sua biologia. Ma neppure dalla sua vita
C’è poi il corpo femminile.
Gli autori ricordano, nella discussione, che la transizione menopausale, con la riduzione degli estrogeni, è associata a modificazioni sfavorevoli del profilo lipidico e della funzione vascolare. Questi cambiamenti rappresentano un possibile meccanismo attraverso il quale alcuni fattori metabolici e nutrizionali potrebbero assumere un peso particolare nelle donne con cardiopatia ischemica.
Ancora una volta si tratta di una spiegazione biologicamente plausibile, non di un meccanismo dimostrato direttamente da questa analisi.
Ma la biologia non racconta tutta la storia.
Lo studio richiama anche elementi sociali come insicurezza alimentare, disponibilità delle risorse all’interno della famiglia e quella che nella letteratura viene definita “time poverty”, la povertà di tempo che può derivare anche da responsabilità domestiche e di cura. Sono fattori proposti come possibili componenti della disuguaglianza e che richiedono ulteriori verifiche.
Forse possiamo dirlo così:
il cuore di una donna non vive separato dalla sua biologia, ma neppure separato dalla sua vita.
Sesso e genere non sono la stessa cosa
C’è infine una distinzione scientifica importante.
Questo studio utilizza i dati del Global Burden of Disease classificati per sesso biologico, female e male. Gli autori dichiarano esplicitamente che, quando nel lavoro parlano di “women” e “men”, stanno utilizzando questi termini in riferimento al sesso biologico e non all’identità di genere.
All’ESC Congress 2026, invece, la prospettiva della sessione è volutamente più ampia: uno degli interventi è dedicato espressamente alle differenze di sex and gender negli outcome cardiovascolari. (ESC 365)
È bene non confondere i due concetti.
Il sesso riguarda caratteristiche biologiche che possono influenzare fisiologia, malattia e risposta ai fattori di rischio. Il genere comprende anche dimensioni sociali, culturali e comportamentali che possono modificare esposizioni, prevenzione, accesso alle cure e percorsi sanitari.
Per capire davvero le differenze cardiovascolari servono entrambi gli sguardi. Ma devono rimanere scientificamente distinti.
La prevenzione deve diventare più precisa
Che cosa cambia, allora, per la prevenzione?
Non significa costruire protocolli completamente differenti per uomini e donne. Significa smettere di pensare che un intervento universalmente corretto sia automaticamente universalmente efficace nello stesso modo.
Nel panel dedicato alle implicazioni di sanità pubblica, gli autori indicano per le donne alcune priorità molto concrete: migliorare l’identificazione e il controllo dell’ipertensione, ampliare l’accesso alla riabilitazione cardiologica e all’attività fisica strutturata dopo una cardiopatia ischemica, rafforzare gli interventi nutrizionali e favorire l’accesso ad alimenti ricchi di fibre, verdure, frutta a guscio e semi.
Ma c’è un secondo messaggio, ancora più importante.
Lo stesso Paese può avere ottime capacità tecnologiche e continuare a mostrare disuguaglianze. Nell’analisi degli autori, infatti, il numero di procedure di rivascolarizzazione disponibili non spiega da solo le differenze tra uomini e donne: conta anche chi riesce effettivamente ad arrivare a diagnosi e trattamento e attraverso quale percorso clinico.
La prevenzione cardiovascolare, quindi, non è solo pressione, colesterolo, movimento e dieta.
È anche organizzazione della cura.
Non un cuore più fragile. Un cuore da leggere meglio
Sarebbe facile concludere che il cuore femminile è “più fragile”.
Ma sarebbe precisamente il messaggio sbagliato.
Questo studio racconta piuttosto una cardiopatia ischemica che gli stessi autori definiscono, nell’Europa centrale, un mosaico di differenti profili di rischio legati al sesso e al contesto nazionale. E suggerisce che la strada verso una maggiore equità non passi da interventi uniformi, ma da strategie capaci di riconoscere le vulnerabilità predominanti nelle diverse popolazioni.
Forse è proprio questo uno dei messaggi più contemporanei che arriva dall’ESC Congress 2026. La medicina di precisione non comincia necessariamente da un test genetico o da un algoritmo sofisticato.
A volte comincia da domande molto più semplici.
Davanti a me ho un uomo o una donna? Qual è la sua storia di rischio? Quali fattori stanno pesando di più? E il sistema sanitario li sta leggendo davvero?
Perché prevenire non significa soltanto conoscere i fattori di rischio.
Significa capire su chi pesano, quanto pesano e in quale contesto.
E allora sì: il cuore delle donne ha una storia. La buona medicina deve imparare a leggerla.
Fonti
- Bugiardini R, Rahaman T, Badimon L, et al. Contributions of diet and lifestyle to sex differences in ischaemic heart disease burden in Central Europe: an analysis of the Global Burden of Disease Study 2023. The Lancet Regional Health – Europe. 2026; Article 101846. DOI: 10.1016/j.lanepe.2026.101846.
- European Society of Cardiology – ESC Congress 2026. Inequalities and disparities in cardiovascular health: The Lancet Regional Health – Europe Commission. Sessione del 31 agosto 2026.
- Bugiardini R. Diet and sex disparities in post ischaemic heart disease outcomes in Europe. ESC Congress 2026, 31 agosto 2026.
- Sambola A. Sex and gender differences in cardiovascular outcomes. ESC Congress 2026, 31 agosto 2026.
- Guzik T. Why hypertension widens the gap: clinical determinants of cardiovascular disparities across population. ESC Congress 2026, 31 agosto 2026.
- GBD 2023 Causes of Death Collaborators. Global burden of 292 causes of death in 204 countries and territories and 660 subnational locations, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. The Lancet. 2025;406:1811–1872.

Direttore di Pink Society
Direttore scientifico di Pianeta Salute 2.0 trasmissione TV, biologa, giornalista pubblicista, avida lettrice, amante del cinema e delle maratone TV, ha l’animo della viaggiatrice e spera di poter tornare a farlo presto in serenità ♥

