Pink Society

Magazine per la crescita personale femminile

La libertà difficile degli adulti: Liberi tutti di Chiara Gamberale

Liberi tutti di Chiara Gamberale

E se, per capire davvero gli adulti che siamo diventate, dovessimo tornare a guardare le bambine che siamo state? In Liberi tutti, Chiara Gamberale intreccia mistero, relazioni familiari e fragilità emotive in un romanzo corale ambientato intorno a una prima elementare. Attraverso un evento sconvolgente, emergono paure, sensi di colpa e ruoli che spesso continuiamo a interpretare anche da grandi. Nella sua recensione per PinkSociety, Ursula Scilla riflette sul significato della libertà emotiva e su quanto sia difficile smettere di compiacere gli altri per tornare ad ascoltare se stesse.

Care le mie lettrici di PinkSociety.it,

questa settimana vi porto dentro un luogo apparentemente innocente: una scuola, una classe, un gruppo di bambini, genitori che si incrociano, adulti che sorridono, si organizzano, fingono di avere tutto più o meno sotto controllo.

E invece, come spesso accade nei romanzi di Chiara Gamberale, sotto la superficie c’è un terremoto.

Il libro che ho scelto per voi è Liberi tutti, pubblicato da Feltrinelli. Un romanzo che ha il passo della storia corale e la tensione del thriller, ma che in realtà guarda dritto dentro una cosa fragilissima: il modo in cui gli adulti provano a crescere mentre dovrebbero crescere i bambini. La scheda Feltrinelli lo presenta come un romanzo vivo e originale, capace di mettere al centro, “con dolce prepotenza”, l’infanzia e le nostre relazioni.

E già qui, care mie, io mi fermerei.

Perché l’infanzia nei romanzi non è mai solo infanzia. È una lente. È uno specchio. È il luogo dove gli adulti si rivelano, spesso senza accorgersene. Davanti ai bambini diventiamo tutti un po’ più veri: le nostre paure, le nostre pretese, le nostre mancanze, i nostri bisogni di controllo escono allo scoperto.

In Liberi tutti c’è qualcosa che accade in una prima elementare. Qualcosa di enorme, di perturbante, di non subito nominabile. Intorno a questo evento si muovono genitori, figli, colpe, sospetti, fragilità. Il Corriere ha descritto il libro come un romanzo corale e spiazzante, un thriller psicologico e sentimentale dai toni anche buffi, in cui la polizia indaga su una tragedia accaduta in una classe.

Ma la cosa più interessante, secondo me, non è solo scoprire che cosa sia successo.

La domanda vera è un’altra: quanto siamo liberi, davvero, dentro i ruoli che interpretiamo ogni giorno?

Siamo madri, padri, figli, compagne, ex, insegnanti, persone perbene, persone risolte, persone che “ce la fanno”. Almeno in apparenza. Poi basta un evento imprevisto, una crepa, una paura, e tutto quello che tenevamo ordinato comincia a cadere.

Chiara Gamberale è brava proprio in questo: nel raccontare quelle zone in cui siamo adulti solo a metà. Dove sappiamo fare la spesa, pagare le bollette, accompagnare i figli a scuola, rispondere alle mail, ma dentro portiamo ancora bambini spaventati, gelosi, affamati d’amore, pieni di domande.

E allora il titolo, Liberi tutti, diventa bellissimo e crudele.

Perché sembra una frase da gioco infantile. Una di quelle che si gridano correndo, quando qualcuno viene liberato dalla tana. Ma nel romanzo suona anche come una domanda: liberi da che cosa? Dai sensi di colpa? Dalle aspettative? Dalla famiglia? Dal bisogno di essere amati bene? Dalla paura di non essere abbastanza?

Care lettrici, quante volte ci siamo dette “vorrei solo essere libera” senza sapere esattamente da quale gabbia?

A volte la gabbia è evidente.
Un rapporto sbagliato.
Una famiglia che trattiene.
Un lavoro che spegne.

Altre volte è più sottile: il bisogno di piacere a tutti, di non deludere, di essere sempre brave, presenti, comprensive, adeguate. E queste sono le gabbie più difficili da aprire, perché spesso le abbiamo decorate così bene da non riconoscerle più come prigioni.

In questo romanzo l’infanzia diventa il luogo della verità. I bambini, anche quando non capiscono tutto, sentono tutto. Sentono le tensioni, i non detti, le tristezze dei genitori, le bugie dette per proteggerli e quelle dette per proteggere noi stessi. E spesso portano addosso ciò che gli adulti non riescono a nominare.

Questa, secondo me, è la chiave più forte del libro: i bambini non sono mai davvero fuori dalle nostre storie. Le respirano.

E allora Liberi tutti può parlare moltissimo alle lettrici di PinkSociety.it, perché ci invita a guardare la maternità, la famiglia e le relazioni senza zucchero di troppo. Non la famiglia perfetta, non la genitorialità instagrammabile, non l’adulto sempre centrato e consapevole. Qui siamo dentro una materia più viva, più scomoda, più vera.

Siamo dentro l’amore quando si impiglia.
Dentro la cura quando diventa controllo.
Dentro il senso di colpa quando si traveste da responsabilità.
Dentro il bisogno di libertà quando fa paura persino a chi lo desidera.

E poi c’è quella parola: tutti.

Non “libera io”. Non “libera lei”. Non “libero lui”. Liberi tutti. Come se la salvezza, per essere vera, non potesse riguardare una persona sola. Come se per uscire davvero da certe dinamiche bisognasse smettere di tenere prigionieri anche gli altri: i figli dentro i nostri sogni, i partner dentro le nostre mancanze, noi stesse dentro il personaggio che abbiamo recitato troppo a lungo.

Vi consiglio Liberi tutti perché è un romanzo contemporaneo, inquieto, molto umano. Perché ha il ritmo della domanda e non della risposta facile. Perché Chiara Gamberale sa raccontare i rapporti con quella sua capacità speciale di mescolare luce e buio, tenerezza e spigoli, commedia e dolore.

Leggetelo pensando ai bambini che siete state.
A quelli che avete accanto.
A tutte le volte in cui avete creduto di essere adulte e invece stavate solo proteggendo una ferita antica.

E leggetelo pensando a questa frase: forse essere libere non significa scappare da tutto, ma smettere di usare l’amore come una stanza chiusa.

Perché la libertà, care mie, non è sempre una porta spalancata.

A volte è una voce piccola che finalmente dice: adesso basta fingere.

Un abbraccio,
al prossimo libro
la vostra Ursula