Quando tuo figlio cresce e tu ti senti messa da parte: come vivere l’estate con un adolescente

Quando i figli diventano adolescenti, anche le vacanze possono cambiare. Le giornate insieme si accorciano, gli amici diventano più importanti e il telefono sembra spesso avere la precedenza sulla famiglia. Per una madre, però, questo distacco può fare male e far nascere una domanda difficile: mi sta rifiutando?
La risposta, racconta la coach nell’articolo, è spesso un’altra. L’adolescente non sta necessariamente prendendo le distanze dalla madre: sta cercando il proprio spazio e imparando a diventare grande. Per i genitori, la sfida è accettare questo cambiamento senza inseguire, colpevolizzare o invadere. E imparare a trovare un nuovo modo di esserci: meno al centro, ma sempre accanto.
Come accettare la loro crescita senza sentirsi rifiutate come madri
La lettera arrivata in redazione
Cara coach,
le scrivo perché questa estate mi sta facendo soffrire mio figlio, anche se forse è normale.
Ha 15 anni e siamo al mare come tutti gli anni. Solo che prima era contento, facevamo il bagno insieme, il gelato, le passeggiate. Adesso invece sembra sempre annoiato. Sta al telefono, vuole uscire con i ragazzi conosciuti lì, se gli propongo qualcosa sbuffa.
Io cerco di non prendermela, però ci resto male. Mi sembra che non gli interessi più niente di noi. Mio marito dice che è l’età, che devo lasciarlo stare. Io lo so, però poi mi sento inutile.
Mi manca il bambino che era prima. E allo stesso tempo non voglio diventare una madre appiccicosa.
Come si fa a lasciarli crescere senza sentirsi messe da parte?
Cara lettrice, tuo figlio non ti sta lasciando: sta crescendo
Cara lettrice,
quello che provi è tenero, doloroso e molto umano. L’adolescenza dei figli è una seconda nascita: loro escono un po’ di più dal nostro mondo, e noi dobbiamo imparare a non sentirci abbandonate ogni volta che si allontanano.
Tuo figlio non è più il bambino che correva verso di te con il secchiello in mano. E sì, fa male. Perché noi madri lo sappiamo in teoria che i figli crescono, ma quando succede davvero ci sembra quasi uno strappo.
Il punto è questo: il suo bisogno di distanza non è una bocciatura della tua maternità.
È un passaggio evolutivo. Faticoso, ma sano.
Non trasformare ogni sbuffo in una ferita
Gli adolescenti spesso comunicano male. Sbuffano, rispondono a monosillabi, sembrano sempre altrove. Non è piacevole, certo. Ma non sempre significa: “Non ti voglio bene”.
A volte significa:
- “Non so più come stare bambino con te”;
- “Ho bisogno di sentirmi grande”;
- “Mi vergogno un po’ delle cose di prima”;
- “Vorrei autonomia, ma non so chiederla bene”;
- “Ti voglio bene, ma non voglio ammetterlo davanti agli altri.”
Il tuo compito non è inseguirlo. È restare disponibile senza invaderlo.
La roadmap per vacanze con figli adolescenti
Con un figlio adolescente in vacanza servono meno programmi imposti e più accordi.
1. Poche regole, ma ferme
Orari, sicurezza, soldi, telefono, spostamenti. Su questi punti bisogna essere chiari.
Puoi dire:
“Mi va bene che tu esca con gli amici, ma voglio sapere dove sei, con chi sei e a che ora torni.”
Non è controllo. È responsabilità.
2. Un piccolo rito familiare
Non pretendere giornate intere insieme. Chiedi un momento.
Per esempio:
“Mi piacerebbe che almeno facessimo colazione insieme.”
Oppure:
“Una sera scegli tu dove mangiamo tutti e quattro.”
Meglio poco ma vero, che tanto e litigioso.
3. Non usare il senso di colpa
Evita frasi come:
“Una volta volevi stare sempre con me.”
Oppure:
“Ormai non ti importa più della famiglia.”
Fanno male e non avvicinano. Anzi, lo spingono più lontano.
Meglio:
“So che hai voglia dei tuoi spazi. Io ci tengo solo a trovare anche un momento nostro.”
Il consiglio della coach
Cara lettrice, non sei inutile. Stai solo cambiando posto.
Quando i figli sono piccoli, siamo centro, rifugio, agenda, soluzione. Quando crescono, dobbiamo diventare base: meno visibili, ma ancora fondamentali.
Tuo figlio ha ancora bisogno di te. Solo che non lo chiederà sempre con dolcezza. A volte lo farà tornando affamato, chiedendo un passaggio, lasciandoti intravedere un pezzo della sua giornata.
Non cercare di riportarlo al bambino che era. Accompagna il ragazzo che sta diventando.
La frase da tenere con te è:
“Non mi sta escludendo dalla sua vita. Sta provando a entrarci con le sue gambe.”
E tu puoi esserci. Non addosso. Accanto.
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Coach di carriera di grande esperienza e autrice della rubrica dedicata alla crescita professionale su PinkSociety.it. Offro consigli pratici e motivanti per aiutare le donne a emergere nel mondo del lavoro, fornendo strategie efficaci per bilanciare con successo vita professionale e personale. Con un approccio empatico e moderno, comprendo le sfide del multitasking femminile e ispiro le lettrici a diventare leader sicure di sé, pronte a gestire le complessità del loro percorso di carriera.




