Ho fatto gli auguri di compleanno a una persona che non c’è più

Un promemoria di Facebook, un augurio scritto d’istinto e una scoperta che lascia senza parole. Da un episodio realmente accaduto nasce una riflessione su memoria, algoritmi e morte digitale: che cosa succede ai nostri profili social quando non ci siamo più? E come possiamo decidere oggi in quale modo essere ricordati domani?
Facebook mi aveva ricordato quella data come fa ogni giorno con milioni di persone. Ma dietro quel promemoria c’era una storia che l’algoritmo non conosceva. Da allora mi chiedo: che cosa succederà ai nostri profili social quando non ci saremo più?
L’altro giorno, nella sezione Compleanni, Facebook mi ha ricordato che era il compleanno di una mia conoscente. Accanto al suo nome c’era il consueto invito: falle gli auguri. Ho scritto semplicemente «Auguri» nello spazio predisposto e ho premuto invio.
Un gesto semplice, quasi automatico. Uno di quei piccoli gesti che facciamo mentre scorriamo il telefono, magari tra un messaggio di lavoro e una fotografia, affidandoci a quella memoria esterna che i social sono diventati per tutti noi.
Quella donna mi aveva ritrovata su Facebook dopo trent’anni. L’avevo conosciuta quando ero piccolina; lei era più grande di me. In questi anni ci eravamo scambiate ogni tanto un saluto, un augurio, poche parole sempre gentili. Era stata molto carina e aveva confermato, da adulta, il bel ricordo che avevo conservato di lei da bambina.
Così, quando Facebook mi ha mostrato il suo nome tra i compleanni del giorno, non ho avuto dubbi. Non sono entrata sul suo profilo e non ho visto ciò che vi era stato pubblicato. Ho risposto direttamente da quella funzione e, per me, era finita lì.
Poco dopo sono arrivati alcuni messaggi su WhatsApp: «Ma non lo sai che è morta?».
No. Non lo sapevo.
Sono rimasta malissimo. Sono andata sul suo profilo e soltanto allora ho visto i messaggi di cordoglio, i ricordi, le parole lasciate dagli amici proprio nel giorno del suo compleanno.
Credo sia capitato a molti di noi. Tra i nostri contatti Facebook ci sono persone che non ci sono più, ma i loro profili continuano a vivere in una specie di eterno presente digitale. Tornano nei ricordi, riappaiono sotto una vecchia fotografia, vengono suggeriti come amicizie, riemergono nelle date che l’algoritmo non dimentica.
Ed è proprio qui che la tecnologia mostra uno dei suoi limiti più umani: ricorda tutto, ma non sempre sa che cosa è successo.
Quando una persona muore, il suo profilo Facebook non lo sa
Facebook non può conoscere automaticamente la morte di una persona. Perché un profilo venga trasformato in commemorativo, Meta deve ricevere una segnalazione valida. Fino a quel momento, per il sistema quell’account continua semplicemente a esistere.
Quando invece il profilo diventa commemorativo, accanto al nome compare la dicitura «In ricordo di». Nessuno può più accedervi come se fosse il titolare e i contenuti pubblicati in vita restano visibili alle persone con cui erano stati originariamente condivisi. Soprattutto, Meta precisa che i profili commemorativi non compaiono più nei promemoria dei compleanni, nelle inserzioni o tra le «Persone che potresti conoscere».
È quindi molto probabile che il profilo della mia conoscente non fosse mai stato formalmente commemorato. Le persone sapevano. Facebook no.
Non è certo una colpa dei familiari. Quando muore qualcuno che amiamo ci sono dolore, incombenze, telefonate, documenti, silenzi da attraversare. Occuparsi di un profilo social può sembrare l’ultima delle priorità, oppure può essere emotivamente impossibile. Eppure quel profilo resta lì e continua a comunicare, anche senza che nessuno lo voglia davvero.
Da quel mio augurio finito nel vuoto è nata allora una domanda: che cosa voglio che accada alle mie parole, alle mie fotografie e alla mia presenza online quando io non ci sarò più?
Il profilo commemorativo può diventare un luogo della memoria
Non penso che esista una risposta giusta per tutti.
C’è chi desidera che il proprio profilo rimanga online. Può diventare uno spazio nel quale amici, colleghi e parenti lasciano una testimonianza, raccontano un episodio, condividono una fotografia. Leggere ciò che gli altri ricordano può fare bene alle persone più vicine. A volte restituisce sfumature, gesti e parti di una vita che persino la famiglia non conosceva.
Un profilo commemorativo può essere una stanza della memoria. Non sostituisce la persona, naturalmente, e non cancella l’assenza. Ma può raccogliere le tracce di ciò che quella persona è stata per gli altri.
C’è però anche chi ha sempre vissuto i social con pudore, chi ha condiviso poco e con fatica, chi non desidera che la propria immagine continui a circolare dopo la morte. Per queste persone la cancellazione può essere la scelta più coerente: un ultimo gesto di riservatezza.
Conservare o cancellare sono entrambe decisioni legittime. Il problema nasce quando non decidiamo e lasciamo a chi resta il compito di indovinare le nostre volontà.
Account, profilo e Pagina Facebook non sono la stessa cosa
Prima di capire che cosa possiamo fare, è utile sciogliere una confusione molto comune. Su Facebook, account, profilo personale e Pagina non indicano la stessa cosa.
L’account comprende le credenziali e le impostazioni con cui entriamo su Facebook. Il profilo personale è invece lo spazio che ci rappresenta come individui: il nostro nome, gli amici, i post, le fotografie. È il profilo personale principale che può diventare commemorativo e al quale possiamo associare un contatto erede.
La Pagina Facebook, invece, è uno spazio pubblico creato per un’attività, un’associazione, un progetto, un personaggio o un marchio. Non diventa commemorativa nello stesso modo e non prevede un contatto erede. Continua a essere gestita dalle persone alle quali è stato assegnato l’accesso.
Se abbiamo una Pagina professionale, quindi, dovremmo evitare di esserne le uniche amministratrici. Possiamo assegnare per tempo l’accesso a una persona realmente fidata e concordare che cosa dovrà accadere al progetto. Il controllo completo di una Pagina è un potere molto ampio e va affidato con prudenza, ma lasciare un’attività senza nessun’altra persona autorizzata può creare problemi seri.
Per il nostro profilo personale, invece, Meta ha previsto una figura specifica: il contatto erede.
Che cos’è il contatto erede di Facebook
Il contatto erede è la persona che scegliamo oggi perché possa occuparsi di alcuni aspetti del nostro profilo, domani, se verrà trasformato in commemorativo.
La parola «erede» può trarre in inganno. Questa persona non eredita l’account, non riceve automaticamente tutti i nostri dati e soprattutto non diventa noi. Non può accedere al profilo usando la nostra identità, leggere i messaggi privati, cancellare o modificare i vecchi post, rimuovere gli amici o inviare nuove richieste di amicizia.
Può invece scrivere e fissare in alto un messaggio, per esempio per comunicare il decesso o le informazioni relative a una cerimonia. Può aggiornare l’immagine del profilo e quella di copertina, rispondere alle richieste di amicizia ricevute dopo la commemorazione, gestire alcuni aspetti dei tributi e chiedere la rimozione del profilo. Se lo autorizziamo espressamente in anticipo, può anche scaricare una copia dei contenuti che abbiamo condiviso.
Scegliere un contatto erede, dunque, non significa consegnare la nostra password. Significa affidare a qualcuno una responsabilità precisa e limitata.
E credo che la scelta non debba fermarsi a un clic. Dovremmo parlarne con la persona che abbiamo individuato, chiederle se se la sente, spiegarle se desideriamo una pagina commemorativa oppure la cancellazione. Anche una decisione digitale, in fondo, ha bisogno di una conversazione umana.
Come scegliere il contatto erede su Facebook
La procedura richiede pochi minuti. Le denominazioni possono cambiare leggermente tra iPhone, Android e computer, perché Meta aggiorna spesso l’aspetto delle impostazioni, ma il percorso passa dal Centro gestione account.
Dall’app di Facebook bisogna aprire il Menu, entrare in Impostazioni e privacy e poi in Impostazioni. Da qui si apre il Centro gestione account e si cercano Dettagli personali — in alcune versioni può apparire la voce Gestisci account — quindi Proprietà e controllo dell’account e infine Account commemorativo. Dopo aver selezionato il proprio profilo si può scegliere il contatto erede e seguire le indicazioni mostrate sullo schermo.
Nello stesso spazio possiamo cambiare la persona indicata oppure scegliere «Elimina dopo la tua morte». La decisione verrà applicata quando Meta riceverà una segnalazione valida del decesso.
La funzione riguarda il profilo Facebook principale e non gli eventuali profili aggiuntivi. È un dettaglio da controllare soprattutto se, negli anni, abbiamo creato più identità o spazi personali collegati allo stesso account.
Anche Instagram permette di scegliere un contatto erede
Molte guide online sostengono ancora che su Instagram si possa soltanto chiedere la commemorazione o la cancellazione dopo la morte. Oggi non è più così: Instagram consente di indicare in anticipo un contatto erede oppure di scegliere l’eliminazione del profilo dopo il decesso.
Anche in questo caso bisogna entrare nel Centro gestione account. Dal profilo Instagram si apre il menu, si entra in Impostazioni e attività, quindi in Centro gestione account, Dettagli personali, Proprietà e controllo dell’account e Account commemorativo. A quel punto si seleziona il profilo Instagram interessato e si indica il contatto erede.
La persona scelta avrà poteri limitati. Potrà, per esempio, aggiornare l’immagine del profilo e gestire i tag. Se le avremo dato il permesso, potrà scaricare una copia dei contenuti condivisi. Non potrà pubblicare o inviare messaggi a nostro nome e non potrà leggere le conversazioni private.
Se non abbiamo espresso alcuna scelta, una persona può comunque segnalare il decesso chiedendo a Instagram la commemorazione del profilo e allegando una prova, come un necrologio o un articolo di giornale. I familiari stretti verificati possono invece domandarne la rimozione.
Meta prevede opzioni analoghe anche per Threads. È però prudente controllare separatamente ciascun profilo presente nel Centro gestione account, senza dare per scontato che una scelta fatta su Facebook valga automaticamente anche per Instagram o Threads.
Che cosa succede a YouTube, Pinterest, LinkedIn e X dopo la morte
Non tutti i grandi servizi hanno immaginato il «dopo di noi» nello stesso modo.
Per YouTube, la scelta passa dall’account Google al quale è collegato il canale. Google mette a disposizione Gestione account inattivo, uno strumento che consente di stabilire dopo quanto tempo senza attività debba partire il piano, indicare fino a dieci persone fidate, decidere quali dati potranno ricevere e scegliere se l’account dovrà essere eliminato. Tra i dati selezionabili possono esserci anche quelli di YouTube.
Google parla di inattività, non di morte: il sistema non accerta un decesso, ma valuta diversi segnali di utilizzo e prova a contattare il titolare prima di attivare il piano. Se nessuna scelta è stata fatta, familiari e rappresentanti possono chiedere la chiusura dell’account di una persona deceduta e, in determinate circostanze valutate da Google, l’accesso ad alcuni contenuti. Le password non vengono comunque comunicate.
Pinterest non offre, nelle sue istruzioni ufficiali, un contatto erede o una pagina commemorativa equivalente a quella di Facebook. Un familiare può chiedere la cancellazione dell’account fornendo una verifica del decesso, come un necrologio o un certificato. Anche Pinterest precisa che non consegna credenziali o informazioni di accesso.
Su LinkedIn un profilo può essere commemorato, così da conservarne il percorso umano e professionale. Chiunque può segnalare la morte di un membro e chiedere la commemorazione; la chiusura dell’account, invece, può essere richiesta soltanto da chi è autorizzato ad agire per conto della persona deceduta e dispone della documentazione necessaria. Una volta commemorato, l’accesso viene bloccato.
X non prevede un profilo commemorativo né la nomina preventiva di un contatto erede. Un rappresentante autorizzato o un familiare stretto verificato può chiedere la disattivazione dell’account presentando i documenti richiesti, ma non può ottenerne l’accesso.
Le regole cambiano e le piattaforme aggiornano frequentemente menu e procedure. Per questo le nostre scelte digitali non dovrebbero essere fatte una volta e poi dimenticate per sempre. Sarebbe utile rivederle periodicamente, proprio come controlliamo i documenti importanti o le persone autorizzate a occuparsi dei nostri progetti.
La nostra eredità digitale comincia dalle cose che possiamo fare oggi
Non serve costruire un complicato testamento tecnologico per iniziare. Possiamo prenderci mezz’ora, pensare agli account che usiamo davvero e chiederci che cosa desideriamo per ciascuno. Possiamo scegliere il contatto erede su Facebook e Instagram, configurare la Gestione account inattivo di Google, controllare chi può amministrare le nostre Pagine e i nostri canali professionali.
Possiamo soprattutto mettere al sicuro, anche fuori dai social, le fotografie e i contenuti ai quali teniamo. Un profilo online non è un archivio eterno e nessuna piattaforma ci promette di esserlo.
Potrebbe essere utile lasciare un documento semplice, datato e comprensibile, nel quale scrivere le nostre volontà digitali e indicare dove trovare le informazioni necessarie. Non occorre inserire password in chiaro, che potrebbero creare problemi di sicurezza e non sempre potrebbero essere usate legittimamente. Conta invece far sapere quali account esistono, chi dovrà occuparsene e che cosa vorremmo ne fosse fatto.
Le impostazioni dei social non sostituiscono un testamento o una consulenza legale. In Italia, tuttavia, il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che i diritti relativi ai dati di una persona deceduta possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, da chi agisce come mandatario oppure per ragioni familiari meritevoli di protezione, salvo un divieto espresso in vita nelle forme previste dalla legge.
Anche per questo una volontà chiara può evitare dubbi, conflitti e decisioni dolorose a chi resterà.
Decidere non significa essere pessimisti
Pensare al nostro «dopo» digitale non è macabro. È un atto di cura.
Significa evitare che un algoritmo inviti qualcuno a farci gli auguri senza sapere che non potremo più rispondere. Significa proteggere la nostra intimità e, nello stesso tempo, non costringere chi ci vuole bene a indovinare che cosa avremmo desiderato.
Quel giorno ho continuato a pensare alla donna gentile che mi aveva ritrovata dopo trent’anni e che, ogni tanto, si ricordava di mandarmi un saluto. Facebook aveva conservato la data del suo compleanno, ma non conosceva la sua assenza. Le persone, invece, sì. E nei loro messaggi c’erano ricordi, affetto, frammenti di una vita che meritavano uno spazio diverso da un promemoria automatico.
Forse un profilo commemorativo serve anche a questo: a trasformare un promemoria sbagliato in un ricordo consapevole.
E forse la domanda non è se vogliamo restare per sempre sui social. La domanda è più semplice e più umana: come vogliamo essere ricordati, e quale gesto possiamo fare oggi per dirlo a chi resterà?
Le procedure citate sono state verificate il 4 agosto 2026 sulle pagine ufficiali di Meta per Facebook, Meta per Instagram, Google, Pinterest, LinkedIn, X e del Garante per la protezione dei dati personali. Nomi e percorsi dei menu possono cambiare con gli aggiornamenti delle applicazioni.

Direttore di Pink Society
Direttore scientifico di Pianeta Salute 2.0 trasmissione TV, biologa, giornalista pubblicista, avida lettrice, amante del cinema e delle maratone TV, ha l’animo della viaggiatrice e spera di poter tornare a farlo presto in serenità ♥




